Se in passato l’euro è stato l’elemento simbolico di insoddisfazione verso l’Ue, per metà degli italiani resta uno strumento utile nel lungo periodo.

Lo indicano i dati dell’Indagine Acri-Ipsos su ‘Gli Italiani e il Risparmio’ in occasione della 92ª Giornata Mondiale del Risparmio.

Infatti se è sempre vero che più di 2 italiani su 3 sono insoddisfatti dell’euro (il 68%, dato in leggero calo rispetto al 71% del 2015), il numero dei soddisfatti cresce di 3 punti percentuali dal 2015.

Ma soprattutto la maggior parte degli italiani (51%) è ancora convinta della sua utilità nel lungo periodo; però il numero di coloro che ritengono l’euro come uno svantaggio fra 20 anni sale significativamente – erano il 36% nel 2015, ora sono il 42% – a spese degli indecisi, che passano dal 13% al 7%.

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