“Sistema” Mose, “sistema Expo”. Ecco il puzzle di quella che è stata definita la “Tangentopoli 3”.

INCHIESTA MOSE. Trentacinque arresti, un centinaio di indagati. Nelle oltre settecento pagine tirate giù dalla procura, si ricostruisce quello che gli inquirenti considerano “un sistema” che si perpetuava da dieci anni e nel quale sono coinvolti, a vario titolo, “controllori” e controllati: politici, amministratori, funzionari pubblici, imprenditori, un generale (in pensione) della Guardia di Finanza, esponenti della Magistratura delle Acque e della Corte dei Conti.

Giovanni Mazzacurati. Ai vertici del Consorzio Venezia Nuova (concessionario unico dell’opera) fino al 2013 è considerato dagli inquirenti il “grande burattinaio”. Secondo gli investigatori, il “Sistema” che faceva capo al Consorzio Venezia Nuova, avrebbe “gestito” 22 milioni di “fondi neri”, versati in un decennio pro quota dalle aziende e recuperati con false fatturazioni. Mazzacurati era già finito nel mirino della procura nella prima tranche dell’inchiesta insieme all’ex manager dell’azienda Mantovani, Giorgio Baita, arrestato insieme al suo braccio destro Nicolò Buson nel febbraio 2013. Nello stesso filone d’inchiesta era finita in manette anche l’ex assistente di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo. Successivamente Mazzacurati aveva ottenuto gli arresti domiciliari, poi dopo una serie di interrogatori era tornato in libertà. Idem per Baita e Buson. Indagando sull’ex presidente del Consorzio, gli inquirenti sono risaliti al ruolo che avrebbero svolto Pio Savioli e Federico Sutto (Co.ve.co) e quello di quattro imprenditori.

POLITICIGiorgio Orsoni. E’ il sindaco di Venezia (indipendente, nel 2010 ha vinto le elezioni guidando una coalizione sostenuta da Pd e forze di centrosinistra). Ipotesi di reato: finanziamento illecito dei partiti relativamente alla campagna elettorale 2010. Orsoni attualmente è stato sospeso dalle funzioni amministrative e si trova agli arresti domiciliari. Nel primo interrogatorio, ha respinto le accuse e confermato la propria estraneità ai fatti. Renato Chisso (ex Pdl): assessore alle Infrastrutture della Regione Veneto. E’ detenuto nel carcere di Pisa. Ha rassegnato dimissioni irrevocabili. Giancarlo Galan: per lui, ex governatore del Veneto, parlamentare di Fi, i magistrati hanno inviato alla Camera una richiesta di arresto. Stesso provvedimento per Amalia Sartori, europarlamentare uscente di Forza Italia. Galan ha respinto le accuse rilanciando: “Stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui. Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri. Su ogni cosa che ho detto e fatto nella mia vita ho sempre messo la faccia. Ho tutta l’intenzione di farlo anche stavolta, su questo non c’è alcun dubbio”. Tra gli esponenti politici nel mirino degli inquirenti ci sono anche l’ex parlamentare del Pdl Marco Milanese “consigliere politico di Tremonti” scrivono gli inquirenti, accusato di aver ricevuto “mezzo milione di euro” e il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese. Indagato l’ex ministro Altero Matteoli (Fi) relativamente – sostiene la procura – a una serie di bonifiche ambientali dei siti di Mestre. Matteoli ha sempre smentito ipotesi e circostanze che gli vengono addebitate.

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UOMINI DELLO STATO. Emilio Spaziante. Generale della Guardia di Finanza in pensione, è finito tra gli indagati dell’inchiesta come pure Vittorio Giuseppone, magistrato della Corte dei Conti accusato di “aver compiuto atti contrari ai suoi doveri”. Nell’elenco dei nomi “eccellenti” stilato dalla procura figurano anche due ex presidenti del Magistrato alle Acque: Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva e gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo. E ancora: Giovanni Artico (ex commissario straordinario per il recupero territoriale e ambientale di Porto Marghera), e numerosi esponenti di cooperative locali, imprese inserite a vario titolo nei lavori per il sistema di dighe mobili progettato per salvare Venezia dall’acqua alta.

INCHIESTA EXPO. I magistrati parlano di una “torta” da 11 milioni di euro. Sette arresti, decine di indagati.

ARRESTI “ECCELLENTI”. In manette Angelo Paris, direttore della pianificazione acquisti di Expo, ma anche esponenti politici finiti – a vario titolo – nelle maglie di Tangentopoli: Gianstefano Frigerio, ex segretario regionale della Dc ed ex parlamentare di Forza Italia, Primo Greganti, il “compagno G”, esponente del vecchio Pci e l’imprenditore Enrico Maltauro. Manette anche per Sergio Cattozzo (ex Udc) ritenuto dagli inquirenti “l’intermediario genovese” e per l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo. Agli arresti domiciliari finisceAntonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde. Nelle carte dell’inchiesta gli inquirenti parlano di una “cupola per condizionare gli appalti” che prometteva “avanzamenti di carriera” grazie a “protezioni politiche” a manager e pubblici ufficiali.

Fonte: intelligonews.it

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