Mentre l’ alleanza Usa-Turchia è messa a dura prova, si susseguono voci contrastanti sul destino delle 90 bombe nucleari americane conservate, in ambito NATO, nella base turca di Incirlik, quella stessa che potrebbe essere concessa da Ankara all’ aviazione russa per attacchi contro l’ Isis, seguendo l’ esempio iraniano. Negli ultimi giorni, indiscrezioni degli istituti di ricerca EurActiv e Stimson Center hanno insinuato la volontà americana di evacuare gli ordigni e trasferirli in Romania, nella base di Deveselu.

Dal Pentagono «no comment», mentre la prestigiosa rivista Foreign Affairs s’ è scomodata per fugare le voci. Ma è un fatto che a Washington si tema che Ankara s’ avvicini troppo a Mosca, tanto che il giornalista turco Ibrahim Karagul, del giornale Yeni Safak, ha esortato Erdogan ad appropriarsi delle atomiche americane: «Le testate nucleari di Incirlik dovremmo prendercele con le nostre mani».

Voci o no, plausibile è il timore che gli ordigni di Incirlik, del tipo B61 sganciabili da aerei e con potenza massima di 340 kilotoni (30 volte Hiroshima) possano essere sequestrati dai turchi o, peggio, finire nel calderone orientale, tanto più che l’ aeroporto è a soli 100 km dal confine siriano. Washington forse pensa davvero di portarsi via le bombe, se la fedeltà di Ankara vacilla.

Anche perché russi e turchi si stanno “abboccando” sull’ uso di Incirlik da parte dei bombardieri russi diretti in Siria.Prima due senatori della Duma russa, Igor Morozov e Viktor Ozerov, hanno iniziato a chiedere la base. Poi, lo stesso primo ministro turco Binali Yildirim s’ è detto favorevole all’ ipotesi.

Sarebbe inedito che da una base NATO si alzassero bombardieri russi per incursioni di guerra. Roba da far veramente crollare il fronte Sudest dell’ alleanza atlantica, di cui la Turchia era sempre stata un pilastro. Perciò non è un caso che oggi sia attesa ad Ankara una delegazione del Dipartimento della Giustizia di Washington per trattare l’ estradizione dell’ imam Fethullah Gulen, di cui Erdogan chiede la testa. Finora gli americani non volevano consegnarlo, ma ora, fiutato il pericolo di perdere i turchi, corrono ai ripari blandendo il “sultano”.

Fonte: Qui

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