Se John Maynard Keynes fosse ancora tra noi, molto probabilmente, nell’assistere alla stupidità e cupidigia delle élites europee, rimarrebbe sbigottito. Incuranti delle cause che scatenarono la II Guerra Mondiale, gli attori politici della Ue, rifiutano di ricordare cosa egli scrisse nel 1933. O forse, nella loro arrogante ignoranza, ne sono semplicemente all’oscuro.

loading...

Se John Maynard Keynes – il grande economista britannico, vilipeso dai liberisti, le cui soluzioni permisero all’Occidente decenni di crescita – fosse ancora tra noi, molto probabilmente, nell’assistere alla stupidità e cupidigia delle élites europee, rimarrebbe sbigottito o forse morirebbe per la seconda volta. Incuranti delle cause che scatenarono la II Guerra Mondiale, gli attori politici della Ue, rifiutano di ricordare cosa egli scrisse nel 1933. O forse, nella loro arrogante ignoranza, ne sono semplicemente all’oscuro.
Evidenziando la schizofrenia politico-economica del suo tempo, Keynes, in “Autarchia economica”, descrive esattamente il nostro. L’oggi come riedizione del passato. Stessi slogan, luoghi comuni e ricette alchemiche di apprendisti stregoni ripetuti all’asfissia. Oltre all’inflazionato “non ci sono soldi” il mantra più gettonato – e vergognoso – in Ue lo ha ripetuto poche ore fa il delocalizzatore, Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità». E quindi, per l’ignaro cittadino tutto ciò che gli viene raccontato appare come veritiero e inesorabile. E per espiare la “colpa” (del benessere sudato con onesto lavoro e risparmi di una vita) il “castigo” è l’austerità. Keynes chiama questa condotta dei governanti la «parodia dell’incubo di un contabile», ovvero l’ossessione a far quadrare i conti secondo la logica che nulla si può fare se non si hanno profitti. Lo Stato, quindi, non come garante dei diritti e benessere ai cittadini secondo i dettami costituzionali, bensì alla stregua di un’impresa privata che deve fare utili a costo di sacrificare qualsiasi tutela . “Azienda Italia” in luogo a “Stato italiano”.
Tutte le voci di bilancio, Scuola, Ricerca, Beni storico-culturali e Sanità, hanno visto e vedranno, oltre all’avanzare del degrado, un taglio drastico di fondi. E la critica più aspra va alla sinistra, che ha sacrificato la sua storica missione di difesa dei più deboli alla garanzia degli interessi dei più forti; riconoscendo come principio supremo il criterio contabile e la religione eurista portatori dell’imbecille linguaggio economicistico dove il cittadino diventa “utente”, il cliente “consumatore”, i voti a scuola “debiti e crediti”, gli studenti “consumatori di formazione” e i presidi dei “manager”. Questa logica finanziaria suicida domina su ogni aspetto della vita. Soprattutto pluralità linguistica e culturale dei popoli sono annientati in nome dell’unico profilo accettato dalla globalizzazione: essere consumatori.
Richiamando ancora una volta Keynes: «Abbiamo considerato come un dovere morale rovinare i lavoratori della terra e distruggere le secolari tradizioni collegate all’agricoltura, solo che potessimo ottenere un filo di pane mezzo centesimo più a buon mercato [.] Distruggiamo le campagne perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci danno alcun dividendo».

Lapadania.net

loading...