Fabio Melilli, Sub-Commissario per la ricostruzione delle province del Centro Italia dopo il terremoto in Umbria del 1997,  deputato del PD, lo ammette serenamente: gli interventi effettuati sugli edifici pubblici furono solo lavori di riparazione e ripristino, nessun adeguamento sismico.

Questa è la sconvolgente realtà che risulta dall’intervista rilasciata dall’ex Sub-Commissario al Corriere della Sera in edicola oggi. I lavori per cui furono stanziati 70 milioni di euro furono solo opere di sistemazione, spesso su precisa direttiva delle Sovraintendenze, per cui la tutela della monumentalità del bene pubblico era prioritaria rispetto alla sua messa in sicurezza.

Per questa ragione sulle chiese di Amatrice ed Accumoli (oggi crollate) furono effettuati solo lavori parziali, limitando l’intervento alle porzioni danneggiate dal sisma umbro. Il campanile della chiesa di Accumoli, che cadendo ha ucciso un’intera famiglia, ad esempio non era stato rinforzato nella struttura.

Il decreto del Ministero dell’Interno che delimitava i compiti dei Commissari d’altronde era inequivocabile: il piano per gli interventi da predisporre doveva prevedere “interventi urgenti volti al ripristino delle infrastrutture, del patrimonio culturale, degli edifici pubblici.”. Ripristino, non adeguamento sismico.

Non solo: gli stessi lavori di ripristino furono effettuati al risparmio e con tecniche inidonee, sempre per preservare l’originalità del monumento: sempre per la chiesa di Accumoli ed il campanile furono stanziati appena 63 mila euro con i quali vennero effettuati 12 buchi per iniettare la malta, una malta priva di cemento e di sali solubili perché così volle la Sovraintendenza per mantenere la storicità del bene. Neanche dopo il sisma dell’Aquila furono effettuate nuove opere di consolidamento, questa volta a causa della scarsità dei fondi presenti nelle casse del Comune.

Un mix di stolida ignoranza e fatalismo, unito al solito problema dei fondi pubblici, oggetto da anni di feroci tagli in nome dell’ossessione per i conti di quest’epoca dissennata (viviamo dentro quello che Keynes aveva definito efficacemente come “l’incubo di un contabile”). Ma anche se fossero stati compiuti quei lavori indispensabili di rinforzo non vi sarebbe stata alcuna certezza che le opere si sarebbero salvate dal sisma: questo perché le nostre norme antisismiche fanno riferimento a tecnologie di quarant’anni fa, totalmente superate. Gli interventi con cemento armato e calcestruzzo che prevedono le nostre norme tecniche infatti erano l’avanguardia tecnica negli anni 70/80 negli USA ed in Giappone. Da allora però la tecnologia si è evoluta e attualmente i palazzi vengono costruiti con ossatura di acciaio, materiale leggero, resistente e flessibile, per i palazzi e legno per le piccole costruzioni. Questo permette loro di flettersi anche considerevolmente, con oscillazioni che, per terremoti dell’intensità di quello che ha distrutto Amatrice, possono essere anche di alcuni metri alla sommità, senza però che la struttura si rompa o collassi. In Italia nessun costruttore conosce ed usa queste tecnologie, spesso mancando la preparazione tecnica e culturale per padroneggiarle e nessun capitolato pubblico neanche accenna all’utilizzo dell’acciaio, rifacendosi pedissequamente alle norme tecniche in vigore. Regna insomma il principio del “io sono formalmente a posto con le norme vigenti” che permette a costruttori e collaudatori di sentirsi sereni nel costruire e attestare l’idoneità, come è accaduto per la scuola “Romolo Capranica” di Amatrice, oggetto di “miglioramento sismico” (non adeguamento: le parole sono importanti…) e bollinata come idonea addirittura dal Genio Civile regionale, crollata il 24 agosto.

Se poi si considera il paradosso che a collaudare i lavori per un ospedale può essere chiamato anche un centralinista dei Vigili del Fuoco, teoricamente geometra, in quanto in possesso di diploma abilitativo, chiamato secondo alcuni (fra cui gli inquirenti che lo stanno indagando) solo perché fratello del consigliere comunale di Ascoli Piceno, in quota PD, Monica Acciarri, si capisce che questo è un sistema, non solo inefficiente, ma anche facile a distorsioni ed utilizzi truffaldini, ma sempre però all’interno di una correttezza formale dietro la quale tutti si nascondono.

Una correttezza che alle vittime del terremoto non è stata di alcun aiuto.

Fonte: Scenarieconomici

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