“La crescita dell’area euro continua a velocità moderata”. E sulla Brexit: “Gli effetti a breve termine sono stati meno drammatici dell’atteso”

Il Paese non cresce, al di là dell’annuncite renziana, e quel che è peggio è che non cresce nemmeno l’intera eurozona. La qual cosa, una volta di più, dà ragione agli inglesi che hanno optato per la Brexit. E l’appello, in queste ore, è stato lanciatio proprio dai burocrati di Bruxelles, dai responsabili del disastro, quelli che decidono sulla pelle degli ignari cittadini. ”Quello che chiediamo a gran voce sono azioni per rafforzare la crescita”, ha dichiarato il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde.

E alla fine pure Mario Draghi, il presidente della Bce, ha dovuto ammettere ciò che da tempo è già sotto gli occhi di tutti, che “la crescita dell’area euro continua a velocità moderata”. O meglio, che in barba a tante balle raccontateci, l’euro non ci sta salvando, non ci sta facendo (prodianamente) lavorare “un giorno in meno alla settimana” e che la crisi continua, nonostante i massacranti sacrifici, i tagli e le gabelle imposte ai contribuenti europei da Bruxellesed invocati a gran voce da frau Merkel e dalle banche.

Poco importa che Draghi abbia cercato di salvarsi in corner sottolineando che “l’inflazione resta bassa ma si dovrebbe accelerare, con il raggiungimento del target del 2% fra la fine del 2018 e l’inizio del 2019”. Il presidente della Bce ha dovuto confessare che, sulla Brexit,“gli effetti a breve termine sono stati meno drammatici dell’atteso”. Ma come, non doveva saltare in aria l’economia di tutta l’eurozona?

Oltre a Renzi, l’unico rimasto a difendere l’indifendibile sembra essere il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Che, non sapendo come ribattere al fatto che la ripresa non ci sia, della (mancata) crescita italiana ha dichiarato: ”Non cambio idea sulle previsioni programmatiche per il 2017, anzi le confermo”. Come se ciò bastasse a far ripartire l’economia. Povera Italia!

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