Sarebbero già 32 le domande da parte di militari pervenute in Enav dopo le modifiche al decreto legge 90 del 24 giugno 2014, che consente il transito dei controllori di volo dall’Aeronautica Militare all’Enav. Si parla, in altri termini, del possibile trasferimento dei servizi di volo dalla Forza Armata alla società Enav (assistenza al volo) sugli aeroporti di Roma-Ciampino, Verona-Villafranca, Brindisi, Rimini e Treviso.

IL TESTO

In particolare  – recita l’emendamento approvato di recente – “per agevolare il transito dell’erogazione dei servizi di volo dall’ambito militare all’Enav” in questi aeroporti, “il personale militare, in possesso delle abilitazioni di controllore del traffico aereo militare ivi impiegato può transitare, a domanda, nei corrispondenti ruoli del personale civile di Enav, entro il limite del relativo fabbisogno, secondo criteri di mobilità geografica, anzianità di servizio e senza limiti di età, nonché nei limiti della sostenibilità finanziaria consentita dal bilancio della medesima società”. Inoltre, si legge, “l’inquadramento del personale avviene sulla base di apposite tabelle di equiparazione tra i livelli di inquadramento previsti dal Ccnl relativo al personale civile dell’Enav Spa e quelli del personale appartenente al corpo militare. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

ENAV DICE NO

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In particolare, secondo quanto appreso da Formiche.net sulla base di un carteggio riservato in corso tra vertici dell’Aeronautica ed Enav, delle domande giunte alla società per l’assistenza al volo 14 riguardano Verona-Villafranca; 16 Roma-Ciampino e due l’aeroporto di Brindisi-Casale e il numero è destinato a salire. Enav aveva già dichiarato, anche in sede istituzionale, di non aver bisogno di ulteriore personale per il transito dei servizi in questione sugli scali interessati, di voler – come ribadito dagli addetti ai lavori – fare ricorso a risorse interne “già identificate” e che un eventuale passaggio di personale militare nella spa del Tesoro, ovvero Enav, “comporterebbe un aggravio di costi” non programmati e quindi non sostenibili. Posizione ribadita nel carteggio privato con i vertici dell’Aeronautica.

LA POSIZIONE DELLA FORZA ARMATA

Fonti dell’Aeronautica Militare avevano sottolineato che se parte del personale militare dovesse essere perso, ne scaturirebbe un danno, perché l’Aeronautica “sarebbe costretta a formarne di nuovo”. Inoltre, sempre per la Forza Armata, il processo così come inteso dal decreto “contrasterebbe con quanto convenuto direttamente tra le parti (Enav, AM e Enac, ndr) mediante un apposito accordo di programma sul passaggio di alcuni aeroporti militari all’aviazione civile”.

Michela Della Maggesa – formiche.net

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