Jihadisti, anarco-insurrezionalisti e cyberattivisti. Da questi ambienti, secondo i nostri Servizi Segreti, potrebbero arrivare degli attacchi terroristici. Lo rivela Marco Minniti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, in un suo intervento sulla rivista ’Italianieuropei’ diretta da Massimo D’Alema, in edicola da mercoledì prossimo.

No Tav – «Il terrorismo di matrice jihadista continua a rappresentare una temibile minaccia. Molta attenzione è, al momento, rivolta al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters per il correlato rischio di reducismo», dice Minniti che, parlando parlando del fronte interno, osserva come «la situazione di disagio sociale non sembra in grado di attribuire nuova linfa a progetti eversivi di stampo brigatista, tuttora perseguiti da ristretti circuiti dell’estremismo marxista-leninista.

Attenzione particolare deve, invece, essere rivolta ai tentativi dell’estremismo antagonista di strumentalizzare le rivendicazioni sulle tematiche ambientaliste, sul diritto al lavoro e sul diritto alla casa, provando a connotarle per il ricorso alla violenza. In questo senso, non sono da sottovalutare le potenzialità dell’eversione di matrice anarco-insurrezionalista, intenzionata a infiltrare manifestazioni di dissenso, come la mobilitazione No Tav».

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Hacker – C’è poi il capitolo cybersecurity che, rileva Minniti, «costituisce una sfida di straordinaria importanza con cui deve confrontarsi il nostro sistema paese e, più in generale, tutto il mondo globalizzato. La rete rappresenta una grande opportunità di conoscenza, di ricerca, di sviluppo tecnologico, ma – come sempre avviene in questi casi – costituisce altresì un’incombente minaccia. Più, infatti, il mondo si sviluppa, più abbiamo a che fare con nuove tecnologie; più sono di fronte a noi grandi opportunità, più dobbiamo confrontarci con grandi pericoli.Tutte le società molto veloci – soprattutto quelle complesse come la nostra – sono anche società molto fragili». Di fronte ad un quadro tanto complesso e articolato, «l’Italia in questa partita non può farcela da sola. Mare Nostrum – considera Minniti – deve diventare una missione europea e le Nazioni Unite devono impegnarsi per creare in Libia una cornice di sicurezza adeguata, che consenta di garantire la prima accoglienza direttamente nel paese, affidandola ad esempio a una grande organizzazione delle Nazioni Unite quale l’UNHCR»

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