La giunta militare tailandese ha violato sistematicamente i diritti umani dei cittadini, dopo il colpo di stato. La denuncia arriva da un rapporto di Amnesty international, pubblicato l’11 settembre.

I militari hanno preso il potere il 22 maggio dopo mesi di proteste contro il governo di Yingluck Shinawatra, dicendo di voler “riportare la stabilità nel paese”. Nei sei mesi precedenti al colpo di stato almeno 27 persone sono morte nelle proteste.

Secondo Amnesty negli ultimi mesi in Thailandia 665 persone sono state arrestate dai militari. Tra di loro c’erano politici legati al vecchio governo, professori universitari, attivisti e giornalisti. Le detenzioni sono durate al massimo una settimana, ma solo perché i prigionieri hanno firmato un impegno a non prendere parte ad alcuna attività politica dopo il loro rilascio. Amnesty ha ricevuto diverse denunce di casi di tortura, limitazioni alla libertà d’espressione e di manifestazione pacifica e processi irregolari nelle corti marziali.

Scrive Amnesty:

La polizia e l’esercito hanno arrestato o minacciato di arrestare parenti di alcune persone che si erano rifiutate di comparire per interrogatori. Molte altre rischiano di essere incriminate per non aver risposto a una convocazione e si sono viste revocare il passaporto. Kritsuda Khunasen, un’attivista politica arrestata il 27 maggio, ha riferito le torture subite durante gli interrogatori: “Se ci mettevo troppo tempo a rispondere, se non parlavo, se non rispondevo in modo diretto, mi prendevano a pugni in faccia, allo stomaco, su tutto il corpo… Il momento peggiore è stato quando mi hanno avvolto la testa con una busta di plastica, l’hanno stretta in fondo, poi una sacca di tessuto. Sono svenuta e mi hanno fatto rinvenire coi getti d’acqua. Ho capito allora cosa vuol dire avere costantemente paura di morire…”.

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Amnesty aggiunge che la giunta militare ha bloccato più di 200 siti internet, ha chiuso televisioni e radio e ha organizzato un giro di vite contro le proteste pacifiche.

Com’è nata la crisi. A partire dal novembre del 2013 migliaia di persone sono scese per le strade di Bangkok per protestare contro il governo. Gli scontri con la polizia hanno causato almeno 28 morti.

I manifestanti contestavano una legge di amnistia proposta dall’esecutivo, che avrebbe permesso all’ex premier Thaksin Shinawatra di tornare dall’esilio senza scontare una condanna per corruzione ricevuta nel 2008, e accusavano la prima ministra Yingluck Shinawatra di essere una marionetta del fratello Thaksin e il suo esecutivo di essere un esempio di corruzione e malgoverno.

Il 7 maggio 2014 Yingluck Shinawatra si è dimessa, dopo essere stata condannata per abuso di potere dalla corte costituzionale.

Il 22 maggio 2014, due giorni dopo che i militari avevano imposto la legge marziale, l’esercito ha annunciato in diretta televisiva il colpo di stato. Dieci canali televisivi satellitari sono stati chiusi ed è stata ordinata la censura di tutti i mezzi d’informazione in nome della “sicurezza nazionale”. Il re Bhumibol Adulyadej ha approvato ufficialmente il colpo di stato dell’esercito il 26 maggio.

Il 21 agosto il capo dell’esercito tailandese, Prayuth Chan-Ocha, è stato eletto primo ministro dall’Assemblea nazionale di Bangkok. Chan-Ocha era l’unico candidato alla carica e ha ottenuto 191 voti su 197.

Fonte: internazionale.it

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