L’Irlanda e il Lussemburgo accusati di aver favorito rispettivamente Apple e Fiat, per mezzo della sua società Fiat Finance and Trade che si occupa di finanziamento e tesoreria del Lingotto, in materia di tassazione.

Le indagini approfondite dell’Antitrust europeo, annunciate prima dell’estate, trovano oggi ulteriori conferme nella pubblicazione delle lettere indirizzate a Dublino e Lussemburgo, con le quali si ricostruiscono le relative vicende e le accuse.

I meccanismi al centro dell’attenzione riguardano in particolare i transfer pricing e gli accordi che le società prendono con le autorità fiscali nazionali (“tax ruling”), in modo da sapere in anticipo a che regime verranno trattati i loro affari. In pratica, le grandi multinazionali riescono a spostare, dal punto di vista contabile, i guadagni laddove vengono tassati meno.

Apple. Dall’Irlanda, in particolare, i regolatori comunitari vogliono più dettagli sugli accordi fiscali raggiunti con il colosso degli iPhone nel 1990 e nel 2007, mettendo in guardia dal fatto che si possa trattare di aiuti lesivi della concorrenza che devono essere recuperati dalla compagnia Usa. le parole del Commissario Joaquin Almunia sono inequivocabili: “Secondo l’opinione preliminare della Commissione, si tratta di aiuti di Stato”.

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Quanto al documento che riguarda Fiat, si parla di un “accordo preliminare sui prezzi” tra le autorità fiscali del Lussemburgo e Fiat Finance and Trade, la società del Lingotto che si occupa dei finanziamenti e della tesoreria, che anche in questo caso rappersenterebbe un aiuto di Stato lesivo della concorrenza in favore del gruppo auto. Si tratta di un accordo che determina, prima ancora che avvengano le transazioni vere e proprie tra imprese associate o all’interno di un gruppo, una serie di criteri (metodologie di calcolo, aggiustamenti) utili a fissare il livello “transfer pricing”, cioè i prezzi del trasferimento di beni o servizi infragruppo.

Per le imprese si tratta di fatto di mettersi al tavolo con le autorità fiscali dei Paesi nei quali si opera per cercare di “vederci chiaro” sul livello di tassazione che verrà imposto a determinate operazioni finanziarie, spesso molto complesse, prima di farle partire. Nel caso di Fiat Finance and Trade si tratta di un accordo (tax ruling) del 2012, accettato il 3 settembre dalle autorità lussemburghesi in base alla proposta fatta dal consulente del Lingotto in materia fiscale, Kpmg.

La ricostruzione della vicenda fatta nella lettera che la Commissione ha inviato al Lussemburgo svela come siano andati a vuoto i tentativi dell’autorità Ue di avere delucidazioni sulla natura dell’accordo, a partire dal fatto che la sigla Fft rappresentasse proprio Fiat Finance and Trade, perché il Paese indirizzario delle lettere Ue o non rispondeva o si trincerava dietro la tutela della privacy.

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