Anche Confindustria tira la volata al governo per il “sì” al referendum. “E’ vitale proseguire e anzi approfondire il processo riformista.

E questo dipende dall’esito del referendum sulle modifiche alla Costituzione che migliorerebbero la governabilità del Paese e aiuterebbero a far cadere acuni degli impedimenti agli investimenti”, spiega il rapporto del Centro Studi di Confindustrai nel ribadire l’incondizionato appoggio al prossimo referendum costituzionale. Poi nel rapporto viene fatta un’analisi sullo stato dell’economia italiana. E su questo fronte la posizione degli industriali appare critica, numeri alla mano.

Crescita insoddisfacente e una ripresa che toccherà i livelli pre-crisi solo nel 2028. I dati della confederazione degli industriali rivedono al ribasso le stime del Pil per il 2016 e il 2017 e parlano di crescita “bassa e insoddisfacente”: per l’anno in corso il prodotto interno lordo passa a +0,7% (da +0,8%) e per il prossimo anno a +0,5% (da +0,6%). “Nel contesto di accresciuta turbolenza globale – si legge ne “Le sfide della politica economica” – l’economia italiana presenta una debolezza superiore all’atteso. La risalita del Pil si è arrestata già dalla scorsa primavera. Gli ultimi indicatori congiunturali non puntano a un suo rapido riavvio, piuttosto confermano il profilo piatto. I rischi si mantengono verso il basso. La crescita indicata per il 2017, sebbene già del tutto insoddisfacente, non è scontata e va conquistata”. “L’urgenza di misure a favore degli investimenti e che spronino la produttività è ribadita dalla sostanziale conferma delle previsioni Csc di bassa crescita”, prosegue il rapporto. “Il forte aumento dell’incertezza – spiega Luca Paolazzi, direttore del Csc – è legato questa volta anche alla questione politica, all’evidente incertezza politica”.

Anche sul fronte del lavoro i dati di Confidustria fotografano una situazione poco rosea: l’occupazione continua a salire ma perderà slancio a metà anno e nel 2017; dall’altra parte i disoccupati sono in lento calo ma il tasso dei senza lavoro resterà “elevato”. Confindustria infine sottolinea l’esigenza di maggiore flessibilità in sede Ue: “Senza margini di flessibilità aggiuntivi per il 2017 sarà necessaria una manovra complessiva sui saldi di 16,6 miliardi”. Il Csc ricorda che l’obiettivo di deficit per il 2017 è fissato all’1,8% del Pil ma “il deterioramento del quadro economico negli ultimi mesi, comporta un peggioramento del deficit, e a parità di obiettivo, richiederebbe uno sforzo maggiore di quello fin qui previsto. È quindi assolutamente necessario negoziare margini di flessibilità aggiuntivi in sede Ue, magari legati all’approvazione referendaria della riforma Costituzionale”. Secondo gli analisti di Viale dell’Astronomia, “la crescita si ferma nel 2016 allo 0,7% e nel 2017 allo 0,5%, con un deficit che raggiunge il prossimo anno il 2,3%. Ciò -osserva il Csc – richiederebbe una manovra complessiva sui saldi di 16,6 miliardi”. Confindustria, infine, suggerisce di concentrare “le poche risorse disponibili su tre priorità: il sostegno agli investimenti privati e infrastrutturali, lo scambio salario-produttività a livello decentrato e la crescita dimensionale delle imprese”. FONTE

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