Recuperare tutto, fino all’ultimo euro. Non lasciare nemmeno i centesimi in giro. I tecnici che collaborano con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e i collaboratori del premier Matteo Renzi (in primis il sottosegretario Tommaso Nannicini) sono da giorni al lavoro per stendere un catalogo di misure che consentano di presentare una legge di Bilancio 2017 in grado di confermare l’eliminazione delle clausole di salvaguardia su Iva e accise e, soprattutto, di «concentrare le risorse su poche misure molto centrate», come ha dichiarato il titolare del Tesoro un paio di giorni fa.

La frenata del Pil nel secondo trimestre 2016 farà mancare all’appello almeno 7 miliardi di euro (anche se la cifra potrebbe salire se la congiuntura peggiorasse). Ecco perché negli ultimi giorni si è fatta largo l’idea di riaprire la voluntary disclosure che l’anno scorso ha contribuito a portare in cassa oltre 4 miliardi grazie alla regolarizzazione di asset detenuti all’estero per oltre 60 miliardi. Secondo alcune simulazioni, il «bis» dello scudo fiscale potrebbe portare fino a 2 miliardi di euro se le adesioni raggiungessero i 30 miliardi, cifra non impossibile da raggiungere considerato che i patrimoni detenuti all’estero sono stimati n 200 miliardi e il reato di autoriciclaggio connesso all’esportazione illegale di capitali prevede la pena del carcere.

Non è, inoltre, da escludere che nella nota di aggiornamento del Def, che sarà presentata a settembre, venga rivista al ribasso la spesa per interessi. Il Quantitative Easing della Bce sta, infatti, continuando a produrre effetti sul mercato obbligazionario tenendo bassi i rendimenti dei titoli di Stato. Le nuove emissioni italiane che progressivamente sostituiscono le vecchie sono più convenienti e così si risparmia un po’: è ipotizzabile che circa 3 miliardi per il 2017 possano essere recuperati. Con buona pace del presidente della Bundesbank Weidmann che ha accusato più volte Mario Draghi di agevolare con la politica monetaria l’irresponsabilità di alcuni Stati (cioè dell’Italia).

Se si riescono a mettere almeno 5 miliardi nel carniere, il lavoro con Bruxelles diventerebbe meno impervio: ottenere uno 0,1-0,2% in più di flessibilità aggiuntiva. La speranza è quella di incamerare maggiore deficit/Pil per un percentuale rispetto all’1,8% concordato per l’anno prossimo. L’operazione non è, in fondo, impossibile. A quel punto si potranno decisamente confermare alcuni interventi promessi come il taglio dell’Ires, il super ammortamento e la detassazione dei premi di produttività (il sogno è superare il tetto dei 50mila euro di reddito annuo lordo; ndr). Poiché tutte queste misure agevolano sia i lavoratori che le imprese è stato pensato anche uno scambio con Confindustria. Secondo quanto rivelato dal Messaggero, il governo punta a continuare a recuperare dalle aziende lo 0,3% sulle retribuzioni dei lavoratori continuando a prelevare l’indennità di mobilità (che finirà nel 2016) per finanziare l’anticipo pensionistico. Sono 600 milioni utili a raggiungere un obiettivo-chiave in ottica referendum.

Fonte: Qui

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