Cari cittadini europei, dimenticatevi il benessere che avete conosciuto negli ultimi 50 anni: l’austerità regnerà sovrana per i decenni a venire, sotto la guida assolutistica della Germania. Parole e musica di Damien Gros, uno degli economisti più quotati in Germania, il quale, senza giri di parole afferma chiaramente che il tentativo di veder allentati i vincoli di bilancio compiuti dai paesi maggiormente sofferenti come Italia e Francia sono miseramente falliti.

Non ci credete? Bene, allora vediamo un po’ di fatti.

A presiedere la commissione europea, l’unica struttura politica che attualmente in Europa abbia un reale potere è stato chiamato un certo Jean Claude Junker, noto per le posizioni rigoriste; suo braccio destro per il coordinamento economico è giunto un certo Katainen, che come vanto della sua carriera politica può annoverare quello di aver fatto sprofondare la Finlandia in una durissima recessione grazie alle sue politiche di austerità.

Due indizi non vi bastano? Bene, vi diamo il terzo: il parlamento tedesco ha approvato una manovra di bilancio fatta di tagli a tutti gli investimenti pubblici per evitare qualsiasi indebitamento. Una finanziaria votata da tutti tranne che dall’estrema sinistra della Linke.

Dunque, essendo le redini del governo politico ed economico saldamente in mano a uomini di stretta osservanza teutonica pur non essendolo di sangue ed avendo la Germania varato una finanziaria di austerità, chi potrebbe essere così folle da pensare che ci possano essere allentamenti nelle politiche di bilancio comunitarie, a partire dal famigerato fiscal compact, ovvero l’abbattimento di un ventesimo del debito pubblico eccedente il 60% del PIL l’anno? Ovviamente nessuno e questo è quello che afferma Gros.

Il quale, nella sua analisi, si spinge oltre, affermando che le politiche di austerità servono per portare avanti il progetto di scuola neoliberista tedesco, di basare la crescita economica esclusivamente sulle esportazioni. E per far questo è necessario che le popolazioni siano mantenute in uno stato di costante prostrazione e crisi, in modo da far loro accettare salari da fame al fine di rendere i prodotti realizzati in Europa competitivi con quelli realizzati dai paesi in via di sviluppo.

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Il job act di Renzi vi dice nulla? Si tratta semplicemente dell’applicazione delle riforme Hartz in salsa di pomodoro, ovvero la contrazione di salari e stipendi verso quota 5-600 euro, esattamente come in Germania, dove la disoccupazione è sì più bassa di quella italiana, ma semplicemente perché si prendono due lavoratori al prezzo di uno.

Questo è l’obiettivo del cancellierato tedesco e della commissione europea a trazione teutonica:  lavoratori sottopagati, privi di tutele sindacali e soprattutto spogliati di tutte quelle garanzie sociali che hanno garantito la pace nel continente.

Perché, è opportuno ricordarlo a certi economisti che operano nel chiuso dei loro studi universitari davanti a computer che generano equazioni matematiche, che l’uomo non è riconducibile ad una formula scientifica e soprattutto, che oltre una certa soglia del dolore, la ribellione scatta in automatico. E quando la miccia ha preso fuoco, non si può prevedere quali conseguenze ci saranno.

Si è ancora in tempo per fermare il rischio di tumulti sociali in Europa: basterebbe rimettere i tedeschi al posto che loro compete, ovvero in un angolo, incapaci di nuocere a sé stessi ed agli altri.

I cittadini tedeschi sono già dieci anni che vivono in un’economia stagnante, ma i sacrifici sono stati fatti loro digerire con la scusa che era tutta colpa dei paesi spreconi del mediterraneo, ma ora che la “medicina” tedesca è stata presa da questi ultimi e le condizioni interne non sono migliorate, sarà difficile tenere a bada l’opinione pubblica.

Quanto all’Italia, difficilmente il premier non eletto Renzi riuscirà a blandire a lungo l’opinione pubblica e la popolazione: gli annunci roboanti, dopo un po’, diventano monotoni e la gente chiede soluzioni reali, pena l’annientamento in cabina elettorale. Ed il 40% preso alle europee potrebbe scendere molto, molto rapidamente.

Ci pensi, signor Renzi, visto che l’unico mestiere che conosce è quello di fare il politico. Certo, ha l’età dalla sua, per cui una gelateria potrà sempre aprirla, a patto che le sue scelte economiche consentano ancora agli italiani di permettersi un pinguino cioccolato vaniglia.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

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