Un parlamentare europeo su tre fa riferimento a forze politiche di matrice euroscettica o populista, che sono ovunque in rapida e costante crescita

Come ha fatto notare Luca Ricolfi in un articolo pubblicato sull’edizione di domenica 23 ottobre del Sole 24 Ore, le forze di stampo euroscettico o populista erano già molto forti in Europa all’inizio del XXI secolo ma dopo la fase acuta della crisi, coincisa con un’intera legislatura del Parlamento europeo (dal 2009 al 2014), il loro peso è quasi raddoppiato e oggi un parlamentare europeo su tre fa riferimento a forze politiche di matrice euroscettica o populista. Il quotidiano economico pubblica la mappa completa di tali forze, elaborata dalla Fondazione David Hume, e ne propone un’analisi.

Ricolfi specifica che per “populista” si intende qualsiasi partito, forza politica o movimento che presenti le caratteristiche attribuite a tale categoria dalle convenzioni prevalenti fra i politologi, mentre la patente “euroscettica” è attribuita sia ai partiti euroscettici veri e propri sia a quelli euro-critici. Alcune di queste forze sono al governo (come accade ad esempio in Grecia, Finlandia, Ungheria, Polonia) e, pur essendo tratti distinti, populismo ed euroscetticismo spesso si sovrappongono pur esistendo partiti euroscettici ma non populisti (ad esempio in Spagna e in Finlandia) oppure populisti ma non euroscettici (ad esempio in Irlanda, Bulgaria e Repubblica Ceca).

Ci sono Paesi in cui la loro presenza si avvicina al 50% dei consensi elettorali oppure lo supera: è il caso di Ungheria, Irlanda, Grecia, Bulgaria. Manca un chiaro gradiente geografico: non si può dire che queste forze siano tipicamente presenti nel Nord o nel Sud dell’Europa, o fra i Paesi dell’Est piuttosto che dell’Ovest. Ciò che si può notare è che il grosso dell’Europa continentale è populista, a Est come a Ovest, e che negli ultimi anni si assiste ad una rapida e costante avanzata di populisiti ed euroscettici praticamente in tutte le aree dell’unione europea.

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