I terremoti non sono una rarità nel nostro Paese geologicamente giovane. Lungo la dorsale appenninica, che attraversa la Penisola, se ne registrano in media un paio ogni quattro anni. Siamo purtroppo abituati alle scosse, ai crolli, alle stragi di poveracci rimasti intrappolati sotto le macerie. Dopo le tragedie va in scena il solito doloroso copione: soccorsi tardivi, difficoltà sanitarie, proteste, gente senza tetto e costretta a vivere in tende eccetera. Poi la ricostruzione lenta, soldi che mancano o che arrivano col contagocce.

Le calamità naturali sono inevitabili e non si possono prevedere. Gli esperti fanno quello che possono: i loro rapporti più che profezie scientifiche sono oroscopi. Non è un caso che i sismologi impegnati a tranquillizzare gli aquilani vennero addirittura condannati in primo grado e poi assolti. A un tecnico si può chiedere tutto tranne che un vaticinio.

Quando in Italia accade una disgrazia, il primo impulso dei cittadini porta alla ricerca di un colpevole purchessia, convinti come essi sono che ce ne sia per forza uno, sia in caso di disastrosi movimenti tellurici sia di alluvioni, frane e smottamenti.
Dato che un colpevole non si trova se non nell’ alto dei cieli, dopo un po’ la memoria collettiva si oscura e le sciagure si dimenticano fino alla prossima.

Che arriva sempre. In effetti è arrivata puntuale come il destino e ha raso al suolo un paio di regioni, Umbria e Marche. E qui siamo al punto. Possibile che una nazione a rischio sismico periodico non sia capace non diciamo di prevenire i terremoti, ma neppure di difendersi dalle loro conseguenze?

Questo è un mistero. Dopo la distruzione del Friuli negli anni Settanta e dell’ Irpinia negli Ottanta, il governo si era impegnato a rendere obbligatoria la costruzione di edifici antisismici. Qualche legge in proposito fu approvata. Ma siamo sicuri che sia stata osservata scrupolosamente?

Non direi, se si considera che le case colpite dal sisma (o sismo) crollano sempre quali castelli di carte, vecchie o recenti che siano. Qualcosa evidentemente non va.

Il Giappone, che di terre ballerine si intende parecchio, chissà perché pur subendo scosse frequenti si è talmente attrezzato che l’ indomani di qualsiasi terremoto conta i danni ma non i morti. Perché i nipponici si salvano e i nostri compatrioti sinistrati crepano in grande quantità?

Semplice. Essi costruiscono meglio. Le case in quelle zone orientali, per esempio, sono di legno e non cascano in testa a chi le abita. Magari si rovinano, si incrinano, alcune travi si spezzano ma non spezzano il cranio agli inquilini.

Per quale motivo non imitiamo i giapponesi nell’ edilizia come loro imitano noi nella moda, per dirne una? Incomprensibile.
Ieri in un comune si è sbriciolata una scuola teoricamente costruita con criteri antisismici. Come si spiega? Semplice. L’ impresa che l’ ha realizzata lo ha fatto infischiandosene delle regole di sicurezza. E nessuno lo ha verificato.

La nostra imponente burocrazia controlla tutto tranne le cose importanti, e ci va di mezzo l’ ignaro cittadino. Quanto alla politica, si occupa soltanto delle prossime elezioni e non del prossimo immancabile sisma assassino. Cosicché il Paese è puntualmente impreparato ad affrontare le emergenze. Siamo certi che vi sarà, presto o tardi, ancora un terremoto e noi saremo ancora qui a fare gli stessi discorsi al vento. Ai governi preme assicurarsi la permanenza nel Palazzo, il loro, che ahimè è troppo solido per andare in mille pezzi seppellendoli, e non ha tempo né voglia per occuparsi delle nostre stamberghe.

Fonte: qui

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