Il totale sfiora il 13 miliardi di euro: per l’esattezza 12,7 miliardi e spiccioli. È il conto finale di un anno di larghe intese. Cioè di tasse in più che gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato e devono continuare a pagare nell’arco del triennio 2013-2015, grazie alle misure varate lo scorso anno prima dal governo guidato da Mario Monti e poi da quello di Enrico Letta. Segno che le maggioranze ampie non possono che produrre inasprimenti fiscali. Una regoletta che conoscono tutti. Meno noto, finora, era l’importo esatto della mazzata fiscale varata con un decreto dopo l’altro lo scorso anno. A mettere in fila i numeri è stata la Banca d’Italia, con una tabellina nascosta fra le pieghe della relazione annuale allegata al discorso (le «Considerazioni finali») letto dal governatore Ignazio Visco giovedì.

Dati che sono sfuggiti ai big delle finanza e delle istituzioni accorsi a palazzo Koch per l’annuale messa cantata del governatore. Nel dettaglio si tratta di 5,6 miliardi di tasse in più versate nel 2013, 4,1 miliardi previsti per quest’anno e altri 2,9 miliardi in «agenda» per il 2015. Complessivamente 12 miliardi e 768 milioni che usciranno dalle tasche di famiglie e imprese. Bankitalia ha messo in fila 14 provvedimenti che sono stati approvati nel 2013, tutti quelli che prevedevano misure economiche. Prese singolarmente l’impatto potrebbe risultare modesto, tutte insieme sono una stangata colossale. C’è il maggior gettito Iva legato al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione: operazione che ha portato quattrini freschi sui conti delle aziende fornitrici di enti locali e amministrazioni centrali, ma che, allo stesso tempo, ha costretto le stesse aziende fornitrici a rigirare una fetta di quei soldi nelle casse pubbliche: in tutto poco più di un miliardo (540 milioni nel 2013 e 600 milioni quest’anno).

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Ancora Iva: sfiora i 400 milioni il giro di vite sui distributori di bevande e sui prodotti editoriali (gli allegati a quotidiani e periodici). Mentre vale in tutto 2 miliardi (1,3 miliardi nel 2013 e 668 milioni quest’anno) l’incremento degli acconti Irpef, Ires e Irap, a cui vanno aggiunti 1,4 miliardi di acconti Ires a carico delle banche (serviti a garantire l’abolizione della seconda rata Imu 2013). Sempre sugli istituti di credito, per il 2014 è prevista una addizionale Ires dell’8,5% che porterà gettito aggiuntivo pari a 1,5 miliardi. Due misure, quelle sulle banche, che Renzi ha introdotto con la giacca da Robin Hood, senza tener conto delle possibili conseguenze sui correntisti o sulle imprese che chiedono prestiti: le tasse in più, di solito, vengono più o meno automaticamente «trasferite» sui clienti che, peraltro, dovranno fare i conti con 1,6 miliardi in più di prelievo tributario sul risparmio amministrato (261 milioni, 447 milioni, 975 milioni). Sui contribuent, poi, peseranno 459 milioni quest’anno e 661 nei prossimi 12 mesi per la riduzione del limite massimo della spesa per premi assicurativi detraibili dall’Irpef nel «730»; mentre nel 2015 scatterà l’incremento delle accise sulla benzina con un aggravio fiscale di 671 milioni. Senza dimenticare i 234 milioni caricati sull’imposta per i tabacchi.

Un salasso per gli italiani non compensato dal bonus «80 euro» scattato con le buste paga di maggio, visto che gli sgravi Irpef di Renzi sono mangiati da aumenti di altre imposte, dal bollo sui passaporti al prelievo sui versamenti ai fondi pensione. Ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha assicurato che nella prossima legge di stabilità saranno sicuramente individuate le coperture per estendere al 2015 e agli anni successivi il «bonus Renzi». C’è da scommettere che in Bankitalia avranno già la nuova tabella «nuove tasse».

di Francesco De Dominicis – Libero Quotidiano

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