Nel bollettino mensile della Bce si legge che “l’Italia e la Grecia sono tra i paesi con i risultati peggiori in termini di qualità delle istituzioni”

L’Italia e la Grecia sono tra i paesi con i risultati peggiori in termini di qualità delle istituzioni.

Lo scrive la Bce nel bollettino mensile, tenendo conto della graduatoria Ocse. Dando uno sguardo su tutti i Paesi la Bce osserva che la Finlandia “è alla frontiera in termini di solidità istituzionale”, “alcuni paesi (come Lussemburgo e Paesi Bassi) sono quasi in linea con i risultati migliori dell’Ocse, mentre altri (come Grecia e Italia) sono prossimi ai paesi ell’Ocse con i risultati peggiori. Nella classifica di Eurolandia Italia e Grecia detengono rispettivamente il penultimo e ultimo posto.

Bene l’Italia per le riforme

I paesi sottoposti a tensioni nel 2010-13, tra i quali l’Italia, hanno varato “riforme considerevoli”, lavoro tra queste, anche se la capacità di adeguamento delle imprese presenti differenze a livello nazionale in relazione ai tempi del varo delle riforme. “Sembra che nell’insieme l’adeguamento del mercato del lavoro sia stato percepito come più facile rispetto al passato in Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo (dove le imprese che hanno ritenuto meno difficile adeguare salari e/od occupazione erano notevolmente più numerose di quelle che hanno riscontrato una minore facilità), mentre la capacità complessiva delle imprese di introdurre tali aggiustamenti non è variata di molto in Irlanda, Italia e Slovenia”, scrive la Bce. “Ciò è coerente con la diversa tempistica delle riforme del mercato del lavoro nei vari paesi”, con l’Italia che ha varato riforme significative del mercato del lavoro “solo più tardi (nel 2012 e nel 2015)”.

Sul fronte dei salari, “in Italia l’adeguamento dei salari dei lavoratori già presenti sembra di fatto lievemente più oneroso nel 2013 rispetto al 2010, mentre non si rilevano sostanziali differenze per i nuovi assunti”. Immutata la capacità di licenziamento nel caso italiano che è rimasta “sostanzialmente invariata”.

La situazione economica

La Bce osserva che la ripresa economica nell’area dell’euro sta proseguendo, sorretta dalla domanda interna, mentre la crescita delle esportazioni rimane modesta. In prospettiva, il recupero
dell’economia dovrebbe procedere a un ritmo moderato. La domanda interna, sottolinea l’istituto centrale di Francoforte, continua a essere sostenuta dalla trasmissione delle misure di
politica monetaria della Bce all’economia reale. Le favorevoli condizioni finanziarie e il miglioramento della redditività delle imprese seguitano a promuovere la ripresa degli investimenti.

I sostenuti incrementi dell’occupazione favoriti anche dalle passate riforme strutturali e i prezzi ancora relativamente bassi del petrolio forniscono un ulteriore sostegno al reddito
disponibile reale delle famiglie e di conseguenza ai consumi privati. In aggiunta, si prevede che l’orientamento fiscale nell’area dell’euro sia lievemente espansivo nel 2016 e che diventi sostanzialmente neutro nel 2017 e nel 2018.

Al tempo stesso, evidenzia la Bce, gli andamenti sfavorevoli per la ripresa economica nell’area dell’euro includono l’esito del referendum nel Regno Unitoe altre incertezze geopolitiche, le prospettive di crescita contenuta nei mercati emergenti, i necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e la lenta attuazione delle riforme strutturali. Su questo sfondo, i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro restano orientati verso il basso.

Fonte: Il Giornale

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