Era prevedile e non ho mai perso l’occasione di dire che i banchieri centrali non sanno fare altro che svalutare il denaro in tasca ai cittadini.

La BCE taglia il tasso ufficiale di interesse da 0,25% a 0,15%. Questo cosa significa? Significa che per le banche commerciali il costo del denaro ricevuto in prestito dalla BCE costerà ancora meno (quasi regalato). E in coerenza con la spiegazione data dal governatore, secondo cui il maggior incentivo dovrebbe stimolare le banche a riprendere la concessione del credito alle imprese, si taglia anche il tasso di interesse sui depositi presso la stessa BCE, portandolo a valori negativi, ovvero a -0,10% (prima volta nella storia dell’euro). Questo cosa significa? Significa che per le banche, le quali hanno un conto corrente presso la banca centrale europea, i loro depositi saranno onerosi anziché remunerativi. Esse lo riceveranno in prestito a buon mercato dalla BCE (allo 0,15% di interesse) e, anziché tenerlo depositato presso quest’ultima e pagarci su lo 0,10% di interesse, lo investiranno, non in concessione di mutui, bensì in obbligazioni e titoli di stato. In obbligazioni perché, per lo meno esse rendono tassi positivi (e non negativi come un deposito presso la BCE) e costituiscono crediti privilegiati rispetto a ciò che rappresenta un mutuo concesso ad un cliente che sguazza nella triste realtà economica, in titoli di stato perché il governatore della BCE è sempre pronto a mitigare ogni pericolo di default dei debiti sovrani.

Quindi assisteremo ad un farlocco incremento degli indici di borsa (ovviamente!) e ad un indebolimento dell’euro rispetto al dollaro, ad un possibile incremento delle esportazioni europee. Nell’economia reale invece, assisteremo ad una ripresa dell’inflazione e incremento del costo della vita, certamente a causa delle importazioni che diverranno più onerose e che determineranno un incremento dei costi di produzione, probabilmente anche a causa dell’incremento del denaro in circolazione, emesso dalla BCE in occasione delle prime 2 versioni di LTRO, per cui ha annunciato che ne interromperà il piano di riassorbimento e che quindi rischieranno di tracimare nell’economia reale e di contribuire all’aumento dei prezzi.

La tragedia dell’euro che si sta consumando, oggi vede da un lato gli interessi di governi e banca centrale a stimolare maggiore spesa pubblica (e quindi maggiore debito pubblico per gli stati europei), dall’altro lato è in corso il più grande piano della storia di rientro del debito privato, a cui sono interessate tutte le banche commerciali d’Europa esposte nell’economia reale e quella finanziaria, le quali non hanno interesse a prestare denaro.

In mezzo a questi due interessi contrapposti vi è quello dei risparmiatori. Non gli interessi dei contribuenti tartassati; da essi non c’è quasi più nulla da spremere; i governi potranno tassare di più una categoria piuttosto che un’altra, ma disporre una maggiore pressione fiscale generalizzata sarebbe come ordinare di consegnare la proprietà dei privati direttamente allo stato (chissà! meglio non pensarci per ora).

Oggi sono i risparmiatori quelli nel mirino dell’aggressione da parte di banche e governi. I risparmiatori sono coloro che possono determinare gli investimenti sani per una ripresa economica sostenibile. I risparmiatori sono coloro che negli anni hanno assunto un comportamento virtuoso risparmiando parte dei loro redditi per destinarli agli investimenti. Sono questi coloro che pagheranno il rientro del debito privato voluto dalle banche, l’aggressione dei loro risparmi consentirà alle banche di coprire i buchi nei loro bilanci, ai governi di continuare ad indebitare i cittadini e a concentrare i capitali in mano a pochi. Sembra tutto già deciso.

da Il Blog di Pasquale Marinelli

loading...