“E non finisce qui!”. Nell’annunciare i provvedimenti della Bce Margio Draghi si gioca la carta mediatica. Visto che a settembre del 2012 gli era riuscito alla grande. Ecco che ci riprova, con il chiaro obiettivo di “drogare” i mercati. E questo ridimensiona un po’ le attese che si erano create attorno a questa sessione di interventi, giunti subito dopo le elezioni e in un contesto economico seriamente compromesso dall’euro troppo forte e da un rischio deflazione, sempre più concreto, che Bce continua ufficialmente a sottostimare. 

Tra i provvedimenti confermati c’è sicuramente il taglio del costo del denaro, ai minimi storici. In un contesto in cui le stime stime per l’inflazione dell’Eurozona sono stimate al ribasso, rispettivamente a 0,7% per il 2014, 1,1% per il 2015 e 1,4% per l’anno successivo, la Bce continua a mantenersi cauta sulla crescita, definita “moderata” anche per molto. La novità, ma non troppo, è il lancio degli interventi ‘TLTRO’, prestiti a lungo termine alle banche mirati per rilanciare il credito che forniscono a famiglie e imprese. Sembra un po’ un’arma spuntata e tardiva, ma ormai, pare di capire, il peso che in Europa va assumendo il nodo delle banche e la ragnatela degli interessi che si sta propagando nel momento dell’entrata in vigore della supervisione, non consente di mettere in campo strumenti più incisivi. Sempre con un occhio alle banche c’è l’acquisto delle “sofferenze” attraverso una serie di Abs, prodotti finanziari specifici, ad hoc. I prestiti Bce a lungo termine per le banche diretti a supportare i finanziamenti a famiglie (esclusi i mutui casa) e aziende non finanziarie scadranno nel 2018 con una durata di circa 4 anni. Inizialmente le banche dovranno prestare circa il 7% del totale dei loro impieghi a settore provato non finanziario (esclusi i mutui casa) pari a circa 400 miliardi di euro. Due successive operazioni saranno condotte a settembre e dicembre di quest’anno. Da marzo 2015 a giugno 2016 la percentuale dei prestiti sugli impieghi crescera’.

Tra i primi commenti, quello del Codacons, che reputa tuttavia tardivo l’intervento della Bce sul costo del denaro. ”La riduzione dei tassi andava fatta almeno un anno e mezzo fa, non solo per scongiurare l’allarme deflazione, ma anche e soprattutto che dare una nuova spinta al credito e quindi all’economia nazionale – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Le banche infatti hanno smesso da anni di concedere prestiti e svolgere la loro funzione primaria, e tenendo ferma la liquidità, spesso guadagnandoci sopra, hanno prodotto un immenso danno alle imprese di piccole e medie dimensioni, costrette a chiudere per mancanza di credito”. 

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Fonte: controlacrisi.org

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