La Suprema Corte indiana rimanda Latorre in Patria. Girone rimane a nuova Delhi. In attesa di una soluzione.

La Corte Suprema indiana ha concesso a Massimiliano Latorre la possibilità di rientrare in Italia per quattro mesi. Ma così il suo commilitone Salvatore Girone diventa un ostaggio.

La lunga giornata di ieri, per i nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è iniziata attorno alle 12, le otto del mattino italiane. Per quell’ora era fissata l’udienza cruciale, davanti alla Corte Suprema di Nuova Delhi, il massimo ente giudiziario indiano, che doveva decidere sulla domanda, avanzata dai difensori di parte italiana, di rientro in patria, per motivi di salute, di Massimiliano Latorre. Il marò, trattenuto in India con il collega Salvatore Girone con l’accusa infamante e mai provata, di aver ucciso due pescatori nel 2012 in acque indiane, la scorsa settimana era stato colpito da un’ischemia e ha fatto richiesta di poter rientrare in Italia per curarsi. Alle 9,50 italiane la sentenza, che è come una liberazione per tutti: Latorre potrà tornare in Patria e rimanere in Italia per quattro mesi. Prima della sua partenza, però, dovrà firmare una dichiarazione scritta, insieme all’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, che lo impegna a tornare in India alla scadenza del periodo concesso. Tutte richieste alle quali la parte italiana ha detto sì. E Massimiliano Latorre è atteso a casa per oggi.

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Ma c’è un però. Che è espresso con chiarezza da Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale: «Apprendiamo con felicità la notizia del rientro in Italia del fuciliere di marina Massimiliano Latorre. Un permesso di quattro mesi che nasce esclusivamente per esigenze umanitarie e connesse non certo al riconoscimento dell’abuso giuridico del diritto internazionale».

«Purtroppo, però – aggiunge il politico – da questo momento Salvatore Girone si trasforma in un ostaggio, e per questo esprimo grande rammarico».

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