Mentre in Italia continuano i peana di gloria alle mirabolanti imprese del premier non eletto, la realtà che traspare dalla stampa estera e, soprattutto, dai risultati, appare tutt’altro che rosea.

L’ex sindaco di Firenze non perde occasione per parlare di credibilità recuperata in Europa, di ruolo da protagonista per l’Italia all’interno della UE e del suo peso politico nel consesso internazionale. Probabilmente ciò è vero in una realtà parallela o nei suoi sogni, perché i dati di fatto testimoniano di un governo e di una nazione ridicolizzata in ambito internazionale.

Vediamo qualche esempio:

Renzi va a colloquio dal cancelliere Merkel, e ne esce con i seguenti “grandi risultati”: appoggio al candidato Junker quale presidente della commissione europea (imposto e preteso a tutti i costi dalla Merkel. Ricordiamo che il candidato inizialmente proposto dallo schieramento cui appartiene Renzi era un certo Martin Schultz) e… nient’altro. Difatti, mentre il premier non eletto parlava trionfalisticamente di “flessibilità” sui parametri economici e di grande intesa col cancelliere tedesco, arrivava a stretto giro di posta il secco “nein” del potentissimo governatore della Bundesbank, seguito a ruota dall’altrettanto potente ministro delle finanze Wolfgang Shauble, i quali bacchettavano pesantemente sulle dita il “pierino” di palazzo Chigi, affermando che la flessibilità non era minimamente in agenda.

Risultato reale al di là delle dichiarazioni trionfalistiche dei media italiani? Un primo ministro che accetta supinamente i diktat di un governo estero, senza minimamente provare a ribattere. Per la cronaca, Junker è poi stato eletto con i voti di PPE, PSE e Liberali, la grande ammucchiata dell’oligarchia ue, per paura che il fronte anti euro ed anti ue potesse far breccia. Chi ha la memoria un po’ più lunga o qualche capello grigio, si ricorderà del mitico “arco costituzionale” italiano, che fu alla base del ladrocinio consociativista degli anni a seguire. Quindi, in ue nulla di nuovo sotto il sole, se non la totale mancanza di peso politico italico.

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In tempi più recenti sono arrivate le bacchettate dell’Economist e di mezza stampa economica internazionale sui conti italiani e sull’incapacità del governo di fronteggiare la crisi. Ricordate? Quando al governo c’era il centro destra di Berlusconi bastava uno sternuto di un giornalista straniero per ottenere i titoli di testa di tutti i notiziari, oggi le pesanti e motivate critiche all’operato di questo governo passano totalmente sotto silenzio.

Lo stesso ministro dell’economia Padoan è stato pesantemente criticato all’ultimo ecofin ed ha incassato un bel “niente scappatoie ai doveri”. Niente male per chi oggi detiene la presidenza semestrale della ue.

Ed è poi di queste ore la secca bocciatura della candidatura del ministro Mogherini quale commissario per gli affari esteri della ue: una carica meramente simbolica e priva sostanzialmente di qualsiasi peso politico (le poltrone che pesano sono quelle legate all’economia), e che nonostante questo probabilmente il premier non eletto non riuscirà a portare a casa.

Che dire? A dispetto di quanto viene strombazzato dai media di regime, l’operato del premier non eletto, il terzo consecutivo grazie all’inquilino del Quirinale, è pesantemente deficitario e sostanzialmente deleterio per lo stato italiano.

Sotto la sua guida il debito pubblico e la disoccupazione stanno crescendo a ritmi vertiginosi, la moria di azienda ha assunto i connotati di un genocidio di stato ed a livello internazionale il peso politico dell’Italia non è mai stato così basso.

In uno stato normale, la compagine governativa avrebbe già rassegnato le dimissioni, ma siccome siamo nell’italico stivale che ha dato i natali a personaggi come Pulcinella, l’ex sindaco di Firenze ed i suoi ministri sono portati in trionfo. Verso lo sfacelo del paese.

Luca Campolongo – www.ilnord.it

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