Belle Grillo torna a parlare di brogli a proposito del voto del 25 maggio. E lo fa in modo indiretto, con un lunghissimo post riportato integralmente dal sito Informare per Resistere, che a sua volta cita i contributi pubblicati su diversi blog a ridosso della consultazione elettorale. Un excursus per approfondire un risultato – quello del voto europeo – definito “irragionevole” o “sconcertante”.

Comincia parlando del “divide et impera” come “strategia di controllo politico applicabile praticamente a qualsiasi contesto sociale” e accusa “Il Sistema” di essersi “sempre adoperato affinché le naturali diversità esistenti in società (orientamento politico, razza, etnia, religione, genere sessuale, età, status, mansioni lavorative, ecc.) fossero comunemente percepite sotto forma di fazioni in eterno conflitto nella grande battaglia per un posto al sole”.

Il post, non firmato, spiega come il concetto di broglio 2.0 assuma anche la “modalità indiretta” di “alimentare la reciproca sfiducia tra i cittadini, e infonde grande rabbia, in quanto ogni elettore è portato ad attribuire l’esito irragionevole espresso dalle urne non già ad una frode attuata dal potere in spregio di ogni norma etica e democratica, bensì alla sprovvedutezza o alla disonestà degli altri elettori”.

E allora, “la prossima volta che una consultazione elettorale o referendaria restituisca un esito sconcertante, del tutto difforme – ribadisce ancora il blog di Grillo – da qualsiasi razionale previsione e sondaggio pre-elettorale, prima di infervorarci contro “quella massa di pecore ignoranti e/o vendute che si lasciano abbindolare o comprare dai politici”, sarà meglio riflettere sul tipo di sistema in cui viviamo e magari ritornare con la mente a questo post”.

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Ecco quindi i rimedi proposti. Nel post ripreso dal blog di Grillo si propone di “vigilare in modo chiaro e controllabile sulle relazioni amicali e parentali degli scrutatori e presidenti dei seggio e permettere un controllo popolare quanto più esteso possibile tramite l’uso della tecnologia”.

“Creiamo una lista di elementi che dovrebbero essere controllati adeguatamente – si suggerisce – per evitare il rischio di alcune tipologie di broglio. Parentele e prossimità tra scrutatori e tra chi li ha selezionati possono essere un indicatore, per quanto debole, utile per evidenziare una possibile convergenza di interessi. Nei seggi nei quali è stato rilevato un broglio può essere utile per evidenziare la stessa contiguità, che non prova nulla ma rappresenta un possibile indicatore di maggiore o minore possibilità di un’azione congiunta”.

Come? Presto detto: “Esistono dei software che permettono di rilevare visivamente le relazioni parentali o amicali tra persone ed evidenziarne le connessioni in rete, analizzando le reti sociali reali tra i vari componenti. L’uso di questi software è diffuso tra i servizi di polizia internazionale per cercare rapporti e complicità tra individui sospettati di reati, dalle aziende private per individuare potenziali classi di clienti sensibili ad un brand o ad un prodotto, ad esempio, tramite i dati raccolti dai social network e dai motori di ricerca, ma potrebbe essere utilizzato dall’amministrazione pubblica per evidenziare relazioni anagrafiche di parentela ad esempio nelle università, nella sanità e nella pubblica amministrazione in genere”.

A questo punto, si legge ancora, perchè non “studiare sistemi che garantiscano che la scheda consegnata all’elettore sia la stessa che viene restituita nel voto? E’ possibile progettare delle postazioni ergonomiche per il voto che garantiscano la riservatezza del voto e contemporaneamente rendano controllabili a vista le postazioni dei votanti in modo da ridurre la possibilità di sostituzione di schede pre-compilate? Chiaramente abbiamo provato a suggerire, solo per esemplificare e non certo per dare una soluzione, alcuni accorgimenti che possano essere utili alla creazione di un sistema anti-broglio”.

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