“Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito la promessa di sgravare il settore bancario Usa dall’onere dei regolamenti e delle norme varate a seguito della crisi finanziaria del 2008. Si tratta di una cattiva notizia per le banche europee, ancora impegnate a ricercare un modello di business sostenibile sul fronte della profittabilita’ dopo la crisi finanziaria che ha colpito il Vecchio continente”.

A scriverlo, sul Bloomberg, e’ l’editorialista Mark Gilbert. Alla fine della scorsa settimana, Trump ha firmato due decreti presidenziali che vanno proprio nella direzione della deregolamentazione bancaria.

“Attaccheremo ogni aspetto della Dodd-Frank”, ha dichiarato Gary Cohn, direttore del Consiglio nazionale dell’economia della Casa Bianca, riferendosi al Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act voluto e imposto da Obama.

La riforma di Wall Street varata da Obama nel 2010 per “migliorare la tutela dei consumatori dai rischi sistemici del settore bancario e vigilare sulle operazioni delle banche d’investimento e degli istituti di credito” si è rivelata uan zavorra pesantissima.

“Queste norme – scrive Gilbert – hanno imposto alle banche requisiti di capitale estremamente onerosi: se questi requisiti fossero revocati, almeno in parte, le banche Usa si troverebbero ad operare in una situazione di forte vantaggio competitivo rispetto agli istituti europei. Puo’ sembrare ironico – aggiunge l’editorialista di Bloomberg – che le banche Usa, prime responsabili dell’ultima grande crisi finanziaria globale, siano le prime a godere di un alleggerimento dei regolamenti”.

“Ma le banche europee – continua Gilbert – sono in gran parte artefici della loro sfortuna, in quanto hanno riconosciuto assai piu’ tardi delle loro controparti Usa e internazionali la necessita’ di rafforzare il capitale per consolidare i loro bilanci, e hanno contestato ogni nuova regola proposta dei regolatori europei per prevenire l’imposizione di nuovi oneri ai contribuenti”.

“La differenza tra l’andamento dei titoli bancari Usa e quelli europei – chiaramente illustrata in un grafico pubblicato nell’editoriale – dimostra che il settore bancario del Vecchio continente e’ ancora ben lontano da una situazione di equilibrio. Le banche europee hanno ceduto terreno alle concorrenti, ad esempio nel campo dei prestiti globali e della sottoscrizione obbligazionaria internazionale”.

“La finanza europea – avverte Gilbert – rischia seriamente di divenire irrilevante, e lo smantellamento della Dodd-Frank da parte di Trump potrebbe accelerare questo processo. L’aumento di capitale intrapreso da UniCredit – conclude – costituira’ una prova cruciale della fiducia ancora riposta dagli investitori nel settore bancario europeo”.

Ma resta il fatto che la riforma delle banche che già Trump ha iniziato a concretizzare causerà un notevole divario tra i rendimenti e per conseguenza gli interessi pagati sui depositi, al di qua e al di là dell’Atlantico e darà vita a una vera fuga dalla zona euro all’area del dollaro. Non è un caso se ieri il governatore della Bce, Mario Draghi, ha mostrato forte preoccupazione ed allarme per questa deregolamentazione, che potrebbe dare il colpo di grazia all’euro.

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