WASHINGTON – Gli Stati Uniti hanno ufficialmente avviato una storica transizione di potere nella giornata di ieri, all’indomani dell’elezione di Donald Trump a comandante in capo della maggiore potenzia mondiale. Trump ha promesso di innescare un terremoto nelle elefantiache ed autoreferenziali istituzioni democratiche statunitensi, e pare deciso a mantenere la promessa, ridisegnando i vertici del potere nelle agenzie governative, nelle forze armate, nelle corti giudiziarie e negli organi di supervisione economica e finanziaria.

Il presidente uscente, Barack Obama, che aveva definito Trump inadatto alla carica di presidente – e pure in altri modi ancor meno lusinghieri – ieri ha optato per un tono conciliatorio, unendosi all’appello dell’avversario e della candidata democratica sconfitta, Hillary Clinton, a lavorare tutti assieme per il bene del paese. Ma ciò non toglie che Trump non rinuncerà di sicuro al suo programma per compiacere la Clinton e la sua corte di burocrati e lobbisti che finora ha fatto il bello e il cattivo tempo a Washington.

Trump e il suo partito, sottolineano “Washington Post” e “New York Times”, possono ambire a uno smantellamento sistematico delle politiche dell’amministrazione Obama, grazie al controllo che i Conservatori esercitano su entrambe le camere del Congresso federale, grazie all’enorme successo elettorale ottenuto da Donal Trump.

Proprio il Partito repubblicano, precipitato in una crisi interna gravissima con l’ascesa dell’outsider Donald Trump, invisa all’establishment del partito, sembra aver ritrovato una comunione d’intenti. Il presidente della Camera, Paul D. Ryan, che a pochi giorni dal voto aveva pubblicamente abbandonato Trump a se’ stesso, rifiutando di sostenere ulteriormente la sua campagna elettorale, ha assicurato ieri che lui e il presidente eletto lavoreranno “fianco a fianco a un’agenda positiva che affronti le piu’ grandi sfide di questo paese”. Il che fa capire che razza di “riallineamento” è avvenuto dietro il condottiero Trump.

Il leader repubblicano del Senato, Mitch McConnell , ha optato per toni piu’ duri: Trump, ha detto, puo’ ambire a smantellare “unilateralmente” il lascito politico di Obama entro la prima meta’ del prossimo anno, cominciando dalla tanto contestata riforma della sanita’, che ha causato un’esplosione dei costi per lo Stato e per i cittadini assicurati. McConnel ha pero’ inviato a Trump anche un monito: “E’ sempre un errore fraintendere il proprio mandato. Spesso le maggioranze tendono a credere sia eterno, ma in questo paese nulla e’ eterno. Ci e’ stato temporaneamente concesso il potere, e dobbiamo farne uso in maniera responsabile e senza perdere tempo”.

Una chiave per promuovere la cooperazione tra schieramenti politici e’ incarnata dal leader della minoranza democratica al Senato, Charles E. Schumer, che diventera’ quasi certamente il primo interlocutore di Trump tra le file dell’opposizione. Che però non ha più alcuna leva da poter usare, perchè i democratici sono in netta minoranza al Congresso.

Trump, ha affermato a questo proposito Newt Gingrich, consigliere di Trump e probabile membro di spicco della sua nuova amministrazione, “puo’ ambire ad essere presidente di una larga coalizione, piu’ vasta del solo Partito repubblicano. Deve pero’ comprendere come coniugare tale obiettivo con l’esigenza di una azione di governo concreta”. E’ proprio a questo proposito che la “Washington Post” avanza le proprie perplessita’. Al netto della durissima retorica che ha caratterizzato le elezioni presidenziali Usa, sottolinea il quotidiano, le “prescrizioni politiche” del presidente eletto restano vaghe. Le indicazioni piu’ significative in merito alla direzione politica della nuova amministrazione, prevede il quotidiano, “giungeranno dalle nomine per il team di sicurezza nazionale e il nuovo Gabinetto”.

Ovviamente, trattandosi di quotidiani, il Washington Post e il New York Times, apertamente schierati con i democratici, non fanno neppure un accenno alla vera e propria “rivoluzione fiscale” che Trump ha in programma, a partire dalla riduzione al 15% come massimo di tutte le tasse. E’ la famosa “flat tax” temuta e odiata dalle sinistre anche in Italia.

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