PARIGI – Anche quelli che parevano essere gli irriducibili paladini della Ue-super-stato si arrendono all’evidenza e gettano la spugna. L’ultimo in ordine di tempo è niente di meno che l’attuale capo del governo socialista francese, Manuel Valls.

“Affrontiamo i fatti: il progetto europeo e’ in difficolta’. Con la crescente minaccia del terrorismo, la crisi dei rifugiati, la crescita economica fiacca e la disoccupazione, le turbolenze sull’Europa sono senza precedenti. In aggiunta a tutto questo, il voto per la Brexit ha messo profondamente in discussione il significato stesso di Europa”.

Ha inizio con questa ammissione una riflessione del primo ministro della Francia, Manuel Valls, sul futuro declinante dell’Unione Europea, affidata a un articolo pubblicato sul “Financial Times” oggi in prima pagina.

“Il Regno Unito – proseguea scrivere Valls – dovra’ decidere se rimanere nel mercato unico e se lo fara’, dovra’ continuare a garantire la liberta’ di circolazione di beni, capitali, servizi e persone. Mentre gli altri 27 paesi membri hanno due opzioni: o ci arrendiamo e abbandoniamo il progetto europeo a una morte lenta ma certa oppure trasformiamo l’Ue”.

Già, ma come? E qui arriva il colpo di scena. Valls scrive queste esatte parole: “Non possiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa: ogni paese ha la propria storia, lingua e cultura. Ma possiamo costruire un’Europa sovrana, una federazione di Stati nazione, forte e orgogliosa. Non saremo la generazione che seppellira’ il progetto europeo”. Quindi, fine della Ue super-stato e ritorno a una Europa nel solco della sua storia: un insieme di stati nazionali riuniti in una Unione che non dovrà nè sovrastare nè imporsi sulle singol nazioni e popoli che formano l’Europa.

La trasformazione, pero’ avverte Valls, richiede un cambiamento di “stato d’animo”. “Abbiamo bisogno – spiega Valls – di definire meglio la nostra identita’, basata sui valori condivisi della liberta’, della tolleranza, della pace e dell’uguaglianza, inclusa quella tra uomini e donne, sulla base di una civilta’ e una cultura condivise e del concetto che abbiamo una responsabilita’ che va ben oltre le nostre frontiere. Credo fermamente che ci sia spazio per un patriottismo europeo che non nega ma rafforza quelli nazionali”.

“Riaffermare la nostra identita’ – puntualizza – significa anche fare i conti col fatto che ci sono dei confini: che l’Europa inizia e finisce da qualche parte”. E non è finita.

Il capo di governo socialista francese critica l’Ue per l’eccesso di regolamentazione e la esorta a concentrarsi sull’essenziale, a partire dalla difesa e dalla sicurezza, non solo nel proprio territorio ma anche nella vicina regione mediorientale. A questo proposito afferma: “L’Esercito francese sta gia’ facendo piu’ della sua parte: non puo’ essere per sempre l’esercito europeo di fatto”.

Valls affronta, quindi, il tema della crescita economica, che non puo’ essere lasciato solo alla politica monetaria della Banca centrale europea; in particolare, chiede investimenti nell’innovazione digitale e ambientale e tutela per le nostre industrie. Che concretamente significa la reintroduzione di dazi doganali sulle importazioni di merci e prodotti da zone del mondo dove vige ancora – di fatto – lo schiavismo e se non si tratta di vero e proprio schiavismo, certamente di sfruttamento inumano e in condizioni di lavoro mostruose per la salute. Dei veri inferni industriali sulla Terra.

In ultimo – ma non per ultimo –  Valls tira una fucilata anche all’azione prevarictrice sulle valontà delel nazioni europee al riguardo del TTIP: “I negoziati per il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti non possono andare avanti come e’ avvenuto finora. Se l’Ue consentira’ l’accesso al mercato alle compagnie statunitensi, dovra’ esserci reciprocita’”. Il politico parla poi del problema dei “lavoratori distaccati”, ovvero della delocalizzazione del lavoro: “Il mercato europeo non puo’ essere una giungla sociale, in cui le persone vengono messe le une contro le altre. Ne’ una giungla fiscale”.

In pratica, il primo ministro francese Manuel Valls ha virato di 180° la linea politica della Francia. Sarebbe interessante a questo punto sapere quale opinione al riguardo di questa clamorosa sterzata contro la Ue abbia il governo italiano, e specialmente Renzi, che non ha mai perso occasione per affermare che il governo francese, Hollande e Valls, sono i suoi riferimenti principali in Europa.

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