BRUXELLES – Sembra una barzelletta, tenendo conto che c’è appena stato il Brexit, invece è una faccenda molto seria dagli sviluppi imprevedibili. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, considera un'”enorme sciocchezza” la richiesta di espulsione dell’Ungheria dall’Ue avanzata  – oggi – dal ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn. “Non sappiamo nemmeno come sarà l’uscita per i britannici, in che modo possiamo espellere l’Ungheria?”, ha detto Schul, intervenuto al programma dell’emittente tedesca ZDF-Morgenmagazin.

Tuttavia, il presidente del Parlamento europeo ritiene “comprensibili” le dichiarazioni del ministro lussemburghese rilasciate in un’intervista al quotidiano “Die Welt”: “Il premier ungherese, Victor Orban, – ha dichiarato il sinistro Schulz – è un esperto in provocazioni”. Schulz ha poi detto di voler approfittare del summit a Bratislava per dire ad Orban che non ha senso lanciarsi in provocazioni a vicenda e che si dovrebbero risolvere insieme i problemi dell’Ue. La vertice di Bratislava il quattro stati del Gruppo di Visegrad diranno alla Ue a muso duro che di migranti “ricollocati” con ne vogliono e quelli che arriveranno verranno immediatamente espulsi. E i confini verranno ancor di più presidati per impedire invasioni di orde di migranti mediorientali e africani.

Da parte sua, il ministro degli Esteri del Lussemburgo Asselborn ha detto ad un’emittente radiofonica tedesca – sempre oggi – di non essere sorpreso delle critiche sollevate dalle sue dichiarazioni. “Non mi aspettavo di ricevere appoggio. Quello che ho fatto è qualcosa di non convenzionale, per molti può essere scioccante,” ha ammesso il ministro, che ha poi precisato di non avere intenzione di dimettersi.

Asselborn ha chiesto l’espulsione dell’Ungheria dall’Ue, tra l’altro, per la sua politica di respingimento dei migranti che provano a superare illegalmente le frontiere ungheresi. Poi, il ministro lussemburghese ha chiesto maggiore collaborazione tra i membri dell’Ue, divisi tra quanti sostengono un’Europa più funzionale alla globalizzazione e quanti invece vorrebbero un ritorno agli Stati-nazione. “Non c’è consenso, sulla Ue” ha detto Asselborn, sottolineando come il consenso sia sempre stato il motore dell’Ue.

Resta il fatto che per la prima volta nella storia travagliata e dell’Unione europea, uno stato membro chiede in via ufficiale per mezzo del proprio ministro degli Esteri, l’espulsione dalla Ue di un altro stato membro. Questo dà il segno della corrosione della Ue, ormai ridotta a un rottame arrugginito.

Fonte: Il Nord

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