Hillary Clinton è “ambiziosa, orgogliosa, intuitiva e veloce nel pensiero ma razionale e controllatanell’esprimerlo, frenata emotivamente però strutturata e affidabile”. Donald Trump è “anche lui orgoglioso, dinamico e rapido nella mente, ma estroverso ed emotivo. Un ‘cow boy’ solare che buca il video, un dominante che piace e tuttavia è imprevedibile”. Risultato: “Gli americani sono tentati da lui, ma sceglieranno lei”.

Ecco in sintesi l’analisi e il pronostico dello psicologo Francesco Padrini, esperto di linguaggio del corpo, nell’Election Day che deciderà il successore di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Lo ‘psicofiosionomo‘ esamina per l’AdnKronos Salute i volti dei 2 candidati inquilini della Casa Bianca. Uno ‘psicoidentikit‘ che svela, a sopresa, non pochi punti in comune fra l’ex first lady e il tycoon. “Notevoli elementi di somiglianza“.

“Nel viso di entrambi – analizza Padrini – prevale l’elemento di concentrazione: significa che occhi, naso e bocca, in gergo i ‘recettori’, sono contenuti in un ‘quadro’ (il volto) ampio. Come una casa con porte e finestre piccole. Questo indica appunto concentrazione e determinazione, doti che conferiscono nel confronto a 2 la forza di un caterpillar”.

Un’altra similitudine fra il repubblicano e la democratica è quella che lo specialista chiama “ritrazione laterale: guardandoli di profilo si notano cioè un’inclinazione della fronte in avanti e tempie contenute, elementi ancora più marcati in Trump che nella Clinton, spia di velocità e dinamismo mentale”.

Ultimo fattore in comune “la regolarità del viso: i piani dei 2 volti sono bilanciati e armonici, con un buon accordo fra pensiero e sentimento, cerebralità e affettività-socialità”.

Nel modo di esprimersi, e dunque in ciò che ‘arriva’ agli elettori , Clinton e Trump risultano però quasi opposti. Lei, complice “un’arcata sopraccigliare marcata”, spiega Padrini, è portata a “concretizzare il pensiero; capta le informazioni e le filtra con lucidità“, e nel parlare tiene a bada l’istinto e “fa uscire le cose con premeditazione.

Ha una struttura rigida e impettita, frenata emotivamente, dentro è guerrigliera ma sa contenersi anche nella rabbia. E’ molto difficile capire se mente, e quando“. D’altra parte risulta “professionale, radicata e attendibile, benché non simpatica perché non aperta al mondo emotivo”.

Stando alle leggi della fisiognomica, insomma, la simpatia appartiene più a Trump: “E’ il tipico americano solare, dinamico e un tempo probabilmente anche sportivo – continua lo psicologo – Lo si immagina come un cow boy, oppure un surfista pronto a cavalcare le onde della West Cost sulla sua tavola”. Il suo viso “un po’ gommoso” dà l’idea di “uno che cade sempre in piedi e che riesce a far tutto, o meglio che è bravo a dare l’idea di poterlo fare.

E’ un attore”, per certi versi “un bambino giocherellone che per esempio scherza con i capelli“. Quella chioma dal colore e dalla foggia improbabili, tanto distanti dall’ossessiva impeccabilità del caschetto di lei, misurato al millimetro.

Ancora, “i rigonfiamenti sotto gli occhi di Trump indicano ricettività umorale” unita “a guizzo e mobilità“. La Clinton invece appare “più statica, ferma e radicale”. Totale: con i suoi “lineamenti fini e ben disegnati, su un corpo tonico”, lui “è uno che piace anche alle donne“, nonostante alcune sue dichiarazioni non lo abbiano decisamente aiutato a far breccia in un certo elettorato femminile. Lei invece “a quelle donne piace molto.

In video buca lui, ma lei risulta più affidabile e prevedibile“. Donald “l’americano”, Hillary “più svizzero-tedesca”: emotività ed eccessi contro razionalità e controllo. Chi avrà la meglio? Padrini sembra convinto: “Saranno tentati da lui, ma alla fine voteranno lei”.

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