Il New York Times spiega in un approfondimento come funziona lo Stato islamico, il gruppo terroristico che controlla ampie parti della Siria e dell’Iraq. Il quotidiano ricostruisce la struttura dell’organizzazione, prova a capire chi sono i suoi finanziatori, da quali paesi provengono i miliziani e da dove prendono le armi. Il quotidiano statunitense è riuscito nella ricostruzione a partire da alcuni documenti riservati che sono finiti nella mani dell’esercito iracheno e dell’intelligence statunitense.

L’organizzazione.
Abu Bakr al Baghdadi è il capo dello Stato islamico e si è autoproclamato califfo. Sotto di lui ci sono due vice, uno è responsabile per la Siria e l’altro per l’Iraq. Inoltre ci sono una decina di generali che rispondono agli ordini dei vice di Baghdadi in Siria e Iraq. Molti di questi militari erano ufficiali durante il regime di Saddam Hussein in Iraq.

Baghdadi si appoggia a un gruppo di consiglieri con cui ha un rapporto diretto. I membri di questo consiglio gestiscono le questioni religiose, le esecuzioni e garantiscono che le azioni dei miliziani siano conformi alla dottrina del gruppo.

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Il finanziamento.
Lo Stato islamico guadagna milioni di dollari dalla vendita del petrolio. Gli esperti stimano che il gruppo guadagni da uno a due milioni di dollari al giorno dalla vendita del petrolio prodotto dai giacimenti e dalla raffinerie che sono sotto il suo controllo in Siria e Iraq.

Reclutamento delle milizie.
La Cia ritiene che lo Stato islamico abbia tra i 20mila e i 31.500 miliziani in Iraq e in Siria e stima che 15mila jihadisti siano reclute straniere. I paesi dove vengono reclutati più miliziani sono la Tunisia, il Marocco, l’Arabia Saudita. Ma anche Regno Unito, Francia e Germania sono tra i paesi di provenienza dei jihadisti dello Stato islamico.

Da dove vengono le armi.
Lo Stato islamico ha rubato armi e attrezzature militari per un valore di centinaia di milioni di dollari a strutture militari irachene e siriane. Inoltre ha intercettato forniture che erano destinate ad altri gruppi di ribelli siriani da parte di governi stranieri come gli Stati Uniti.

L’organizzazione Conflict armament research, una società privata che monitora il traffico di armi, ha dichiararto che le armi e i razzi usati dallo Stato islamico sembrano essere state fornite da Arabia Saudita e Stati Uniti. Probabilmente destinati ad altri gruppi di ribelli.

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