Con piacere riportiamo questo pezzo di Cesare Sacchetti pubblicato su Libero di oggi.

E’ possibile dire che l’euro, oltre a deindustrializzare interi settori produttivi dell’economia italiana, ha fatto male anche al calcio italiano? Per scoprirlo, proviamo a dare uno sguardo al periodo che va dal 1982 al 2001 (ultimo anno della lira ), e i risultati ottenuti dall’Italia nelle competizioni internazionali. Negli anni presi in esame, l’Italia ha vinto 5 Coppe dei Campioni (divenuta poi Champions League), davanti alla Spagna, alla Germania e all’Inghilterra che ne vincevano rispettivamente 3. Su 21 partecipazioni alla massima competizione calcistica europea, sempre nel periodo considerato, l’Italia arrivava in finale 12 volte: il 57% delle volte quindi c’era una squadra italiana in finale. Un dominio calcistico assoluto che ha fatto diventare il calcio italiano nel mondo un vero e proprio brand, un modello preso ad esempio da tutti. Anche nell’altra prestigiosa coppa europea, la Coppa UEFA, l’Italia si piazzava al primo posto: dal 1982 al 2001 l’Italia vinceva 8 volte, quasi il triplo della Germania con 3 trofei vinti, e il quadruplo di Spagna e Inghilterra ferme a 2.

Dal 2002 ( primo anno dell’euro) al 2016, la musica cambia: a dominare la classifica è la Spagna con 6 Champions League vinte, mentre l’Italia scivola al secondo posto con 3 trofei insieme all’Inghilterra, e a seguire la Germania con una vittoria. Nella Coppa UEFA, divenuta oggi Europa League, invece l’Italia è ancora a secco dal 2002: nemmeno una vittoria, mentre la Spagna domina con ben 8 successi. Secondo molti commentatori, la colpa è nostra e dell’incapacità di sapersi rinnovare. E’ un po’ la stessa solfa che l’Italia ha dovuto sorbirsi dall’UE: la crisi è dovuta all’incapacità del Belpaese di fare le riforme strutturali. Noi invece invitiamo a soffermarsi su un evento in particolare accaduto nel 2002: l’anno in cui entra in circolazione l’euro. Qualcuno potrà obbiettare che Libero ormai soffre di una nemesi verso la moneta unica e arriva persino a addossargli le colpe della crisi del calcio italiano. Che c’entra l’euro con il fatto che il Milan o l’Inter non vincono più come prima? Il calcio vive la stessa crisi degli altri settori produttivi dell’economia italiana da quando è entrata a far parte dell’eurozona.

Nei primi anni della moneta unica, le banche del Nord Europa hanno prestato rilevanti somme alle economie del Sud Europa, proprio perché il rischio di cambio era svanito. L’afflusso di capitali quindi ha fatto aumentare gli investimenti, ma allo stesso tempo si è persa competitività perché l’inflazione dei paesi del Sud Europa restava più alta di quelli del Nord, e la possibilità di svalutare per recuperare il terreno perduto è tuttora preclusa. Il giocattolo si rompe (come accaduto nel 2007) quando arriva una crisi finanziaria e le banche del Nord chiedono il rientro immediato dei loro crediti. A questo punto aumenta la disoccupazione, crolla il PIL e inizia una spirale di fallimenti delle industrie locali che finiscono nelle mani degli investitori stranieri. Nel calcio è andata allo stesso modo: dopo la crisi finanziaria del 2007, l’Italia ha vinto con l’Inter un solo trofeo, la Champions League, nel 2010. Ad oggi Roma, Inter, e Palermo sono finite nelle mani di acquirenti stranieri, mentre il Milan è ad un passo dall’acquisizione del gruppo cinese Sino-Europe Sports.

Nel frattempo la Germania, il paese vincitore dell’euro, vede la sua Bundesliga crescere enormemente fino a raggiungere i 2 miliardi di introiti nel 2012 e per la prima volta nella storia della Champions League, due squadre tedesche giungono in finale nel 2013 mentre l’anno successivo la Germania vince i mondiali di calcio. Si potrà dire che anche la Spagna ha avuto l’euro, eppure ha vinto. Occorre ricordare che fino al 2010, il calcio spagnolo ha goduto di una fiscalità agevolata rispetto ai suoi concorrenti europei: l’aliquota sui lavoratori stranieri con stipendi superiori ai 600.000 euro era del 24%, rispetto a quella del 43% della serie A. Senza parlare della crisi delle banche spagnole del 2012, quando emerse una voragine di 20 miliardi di euro del colosso bancario Bankia che finanziò le campagne acquisti di Real Madrid e Barcellona. A chiudere quella voragine ci pensò anche l’Italia attraverso il fondo salvastati, versando complessivamente circa 60 miliardi di euro. Con la lira quindi il calcio italiano era tra i più competitivi al mondo. Con l’euro, ha perso il suo primato.

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