Da tempo gli esperti avvertono che in Medio Oriente le fonti di risorse idriche sono obiettivi militari. Il controllo dell’acqua garantisce il controllo delle città e delle campagne circostanti. Il caso dello Stato Islamico non è un’eccezione. L’organizzazione terroristica ha minacciato di sospendere la somministrazione dell’acqua alle città che resistono al suo dominio in Irak. Gli Stati Uniti hanno risposto con bombardamenti contro in jihadisti in Mosul e Haditha.

VERSO LA CARESTIA

Per il Washington Post, “i livelli d’acqua in Irak sono scesi negli ultimi giorni per via delle scarse piogge. Se si sospende la somministrazione dell’acqua, le città non potranno annaffiare i campi di grano”. Inoltre, a causa dell’aumento del livello dell’acqua nelle dighe, oltre le proprie capacità, si potrebbero scatenare fratture nelle strutture e inondazioni nelle comunità vicine, devastando scuole, case e coltivazioni.

METODO DI RICATTO

Questa non è la prima volta che i jihadisti utilizzano l’acqua per fare pressione sulla comunità. Ad agosto, hanno assediato la diga di Mosul. Qualche mese prima ancora l’Isis aveva attaccato quattro impianti di Tigri ed Eufrate, con l’obiettivo di costringere la popolazione a spostarsi. La Casa Bianca ha subito annunciato l’allarme: chi specula sull’acqua mette a rischio la vita di migliaia di civili. Fortunatamente, giorni dopo, il governo irakeno è riuscito a recuperare il controllo della situazione. In diverse occasioni Baghdad è stata costretta a rifornire d’acqua alcuni quartieri colpiti dall’Isis.

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BOMBA D’ACQUA

Alcune indiscrezioni dell’intelligence americana sostengono che “una potenziale arma di distruzione di massa è in mano dell’Isis in Irak. Si tratta di una bomba d’acqua”. Gli stessi leader jihadisti che hanno preso il controllo della diga di Mosul potrebbero creare inondazioni devastanti intorno al fiume Tigri. I danni potrebbero arrivare fino a Baghdad.

COME SADDAM

Secondo il Guardian, negli anni ’80 Saddam Hussein prosciugò il 90% delle paludi della Mesopotamia per punire gli sciiti ribelli. I fiumi Tigri ed Eufrate sono sempre stati al centro dei conflitti e l’acqua nella regione resta un elemento di ricatto e strategia militare. Durante la prima invasione in Irak nel 2003, i soldati americani sono andati alla conquista della diga di Haditha, che produce il 30% dell’energia elettrica del Paese.

LE ARME CHIMICHE DELL’ISIS

Un altro fantasma si aggira per lo Stato Islamico: la possibilità che l’organizzazione abbia armi chimiche. Regno Unito, Francia e Germania considerano plausibile questa ipotesi. L’esperto americano di sicurezza e difesa, Frank Gardner, ha detto alla Bbc che ci sono nuovi rapporti che sostengono che l’Isis abbia agenti come il gas sarin. Inoltre, è stato confermato l’uso di cloro in alcuni attentati in Irak, tra cui quello del 16 settembre a Saladin, al nord di Baghdad.

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