UNA CORRETTA ANALISI DELLA CRISI: IN RISPOSTA A DAVIDE SERRA

In risposta all’intervista di Davide Serra nella trasmissione Piazza Pulita; dopo aver sentito tante inesattezze, facciamo un po’ di ordine sulle reali cause della crisi che stiamo vivendo.

(la seguente ricostruzione storica numerata è tratta in toto dall’ultimo interessantissimo libro di Andrea Terzi “Salviamo l’Europa dall’Austerità” che vi invitiamo a leggere. Eventuali imprecisioni sono dipese da miei errori di trascrizione)

1) 9 agosto 2007 – Una montagna di debito privato diventa cartastraccia a causa della scoppio della crisi dei mutui subprime negli Usa (attenzione: DEBITO PRIVATO).

2) Primavera 2008 – le grandi banche americane ed europee sono sempre più in affanno (attenzione: SETTORE BANCARIO e soprattutto FINANZIARIO).

3) 15 settembre 2008 – deflagrazione Lehman Brothers e prezzo del petrolio che sale del 70% e poi scende del 60%.

4) Autunno 2008 – crisi sistemica e caduta violenta della domanda mondiale (attenzione DOMANDA MONDIALE E NON SOLO ITALIANA).

5) La FED interviene per salvare il sistema finanziario e bancario comprando titoli dalle banche in grande quantità come mai in passato.

6) Un anno dopo il fallimento di Lehman Brothers, a causa del crollo della domanda mondiale, i disoccupati nell’Eurozona sono aumentati di quasi 5 milioni: recessione economica europea e mondiale (attenzione: MONDIALE, NON SOLO ITALIANA)

7) Segue impennata dei debiti pubblici di tutti gli Stati compresi quelli dell’Unione Europea ed il motivo è estremamente semplice da comprendere: la recessione economica produce un calo generale dei redditi, CALANO GLI INTROITI e CRESCE LA SPESA DELLO STATO per ammortizzatori ed altre spese sociali. Ciò si traduce in minori entrate e maggiori uscite: AUMENTO DEL DEFICIT PUBBLICO che AUMENTA IL DEBITO PUBBLICO. A conferma di ciò notare come deficit pubblici e disoccupazione vanno di pari passo nel caso degli Usa periodo 1993-2013:

Disoccupati e disavanzo pubblico Usa

Caro Serra, gli Usa hanno realizzato deficit pubblico fino ed oltre il 14% del Pil: quindi gli USA NON SI COMPORTANO COME IL BUON PADRE DI FAMIGLIA visto che spendono molto di più di quanto incassano dalle tasse.

Nota importante: il debito pubblico in rapporto al Pil dell’Italia era passato da c.ca il 123% del 1994 a circa il 105% nel 2006;

Debito pubblico in  Italia

inoltre l’Italia ha realizzato praticamente avanzi primari (o fabbisogno primario negativo) per oltre 20 anni consecutivi

Avanzo primario

(in proposito rileggere l’ottimo articolo di Flammini Hanno rubato 620 miliardi agli italiani: è tempo di riprenderseli; l’Italia invece si è comportata come il buon padre di famiglia con tutti i drammi sociali che ne conseguono!

SE LO STATO SI COMPORTA COME IL BUON PADRE DI FAMIGLIA CHE SPENDE MENO DI QUANTO INCASSA, LE FAMIGLIE E LE IMPRESE MUOIONO

8) Gli Usa rispolverano politiche di tipo keynesiano, anche se principalmente a favore del sistema bancario, con un pacchetto di stimolo alla domanda per quasi 800 miliardi di dollari (DEFICIT PUBBLICO).

9) India e Cina fanno addirittura di meglio.

10) L’Europa praticamente non fa nulla.

11) La situazione in Europa si aggrava a causa di una complicazione chiamata SPREAD. Fino a pochi giorni prima della crisi il rendimento dei titoli pubblici degli Stati membri dell’Eurozona era pressoché identico. Già nel corso del 2009, i maggiori acquirenti di titoli pubblici (banche, fondi pensione, compagnie assicurative: quindi i vari Serra sparsi per il mondo e non la “gente comune” come Serra vuol far credere) cominciano a ritenere rischiosi i titoli greci ma anche italiani, irlandesi, portoghesi, e spagnoli.

12) I debiti pubblici che già erano aumentati a causa della recessione, ora aumentano ancor di più a causa della crisi degli spread in quanto questa fa aumentare la spesa pubblica per interessi passivi. L’eventualità che gli Stati dell’Eurozona non fossero in grado di restituire il denaro promesso influisce sugli investitori che detengono i loro titoli.

Nota importante: nel caso di titoli emessi da uno Stato sovrano (che emette la propria valuta a tasso di cambio flessibile) la promessa di pagamento non è soggetta ad alcun rischio a condizione che la banca centrale sia garante di quel debito. Ciò accade ovunque: in Usa, in Giappone ma non nell’Eurozona dove l’unico debito pubblico è quello degli Stati e la BCE non è autorizzata a garantirlo incondizionatamente. SI CONCRETIZZANO COSI’ I TIMORI SULLA FRAGILITA’ DELL’EUROZONA, nella quale gli Stati membri sono responsabili della politica fiscale, ma non dispongono più della sovranità monetaria, ovvero della garanzia incondizionata della banca centrale. Anche negli Usa gli Stati membri hanno questa caratteristica, ma la differenza con l’Europa è che negli Usa esiste un governo federale non soggetto a quei vincoli. Gli Usa quindi una soluzione ce l’hanno, mentre l’Europa non ha una soluzione istituzionale in grado di dare risposta alla solvibilità degli Stati membri dell’Eurozona.

13) Tra il 2010 e 2011 la questione degli Spread esplode in maniera clamorosa: chi investe nei titoli di Stato non si fida più degli Stati perché sa che il loro debito pubblico non è garantito dalla BCE (altro che compiti a casa caro Serra!); sa che gli Stati NON PIU’ SOVRANI, sono responsabili dei DEPOSITI BANCARI e che, in caso di dissesti bancari, dovranno chiedere altro denaro in prestito per rimborsare i depositanti delle banche fallite. Quindi si innesta un pericoloso circolo vizioso: gli Stati con debito più elevato pagano interessi più alti e ciò significa una maggiore spesa per interessi e quindi maggior debito (alla faccia della cooperazione europea!). Quindi è venuta a mancare la certezza stessa del denaro relativa al valore investito nei titoli di Stato così come quella relativa ai depositi bancari (come previsto da Warren Mosler nel 2001 http://memmt.info/site/riti-di-passaggio/ ).

14) Nella primavera del 2010 la crisi del debito è ormai conclamata. Si parla di crisi del debito sovrano ma è piuttosto la crisi del debito “EX SOVRANO”: i singoli paesi sono entrati nell’Eurozona con un debito pubblico che, UNA VOLTA CONVERTITO IN EURO NON ERANO IN GRADO DI GARANTIRE, poiché non potendo emettere l’euro, possono trovarsi nella condizione di non poter pagare i propri debiti.

15) A questo punto parte la missione suicida dell’Europa: contenimento del debito pubblico attraverso l’imposizione di politiche di austerità e nuove regole europee ancora più stringenti (vedi Fiscal Compact).

16) La ricetta non funziona: l’austerità, consistente in tagli alla spesa pubblica ed aumenti delle entrate fiscali produce ulteriore recessione economica, fallimenti aziendali, nuovi disoccupati, esplosione del rapporto debito pubblico / Pil che raggiunge il massimo storico di oggi: 133%.

Sintetizzando: la crisi attuale è stata prodotta da un settore finanziario deregolamentato che risponde soltanto a logiche di massimizzazione del profitto a brevissimo termine e che ha favorito l’INDEBITAMENTO PRIVATO e la diffusione di TITOLI DERIVATI altamente rischiosi ma spacciati per sicuri dalle Agenzie di rating che avrebbero dovuto vigilare. Ciò ha determinato la CRISI FINANZIARIA e l’esplosione della BOLLA SPECULATIVA. Lo Stato è intervenuto nei limiti del consentito per arginare la crisi. La situazione viene aggravata dalla CRISI DEGLI SPREAD causata del COMPORTAMENTO DELLA FINANZA e dalla FRAGILITA’ DELL’EUROZONA. La grande responsabilità dell’Unione Europea è quella, da una parte, di aver privato gli Stati degli strumenti necessari a contrastare la crisi e, dall’altra, di non aver fatto nulla per arginare la situazione.

Quindi sentire uno speculatore finanziario come David Serra scaricare le responsabilità di tutto questo disastro sul “settore pubblico italiano”, sul fatto che non “abbiamo fatto i compiti a casa”, sul fatto che “i politici spendevano troppo e quindi hanno fatto esplodere il debito pubblico”, fa veramente ridere (o piangere).

Serra inoltre individua nella produttività e nella competizione globale il problema del nostro paese ed afferma “se cambiare valuta fosse così semplice, tutti la cambierebbero … quindi questa è chiaramente una fesseria!”

Serra ignora (o fa finta di ignorare) che da qualche anno è tornata in auge la così detta “guerra delle valute” in cui ogni paese che punta a massimizzare le proprie esportazioni fa di tutto per svalutare la propria valuta nei confronti di quelle dei paesi concorrenti.

Alcune citazioni:

Lo yen è troppo forte. La Banca Centrale del Giappone prova a correre ai ripari portando a quota zero i tassi di interesse sui prestiti alle banche commerciali“. Euronews 5/10/2010

Sin dal primo momento del suo insediamento, avvenuto lo scorso settembre, il ministro Azumi è stato messo sotto pressione per cercare di indebolire lo yen, (…) Nonostante però il ministro delle finanze giapponese il 31 ottobre abbia impartito l’ordine alla banca centrale di vendere qualcosa come 8 trilioni di Yen (102 miliardi di dollari), spingendo così la propria moneta giù di circa 4,7 punti percentuali rispetto al dollaro“ Fondionline 7/9/2011

“Svizzera: SNB si conferma disposta ad acquisti sul Forex in quantità illimitate” Yahoo finanza 14.6.2012

Non permetteremo che la nuova ondata di liquidità in arrivo dalle banche centrali di Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna riduca la competitività delle imprese brasiliane”. È quanto ha dichiarato il Ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega, alla luce delle nuove misure espansive annunciate dalla Fed e dalla BoJ (Bank of Japan) ha usato l’espressione Guerra delle valute“ borse.it – 21.9.2012

Per cui questi paesi non “cambiano valuta”, come superficialmente afferma Serra, poiché non hanno ceduto la sovranità monetaria ma di fatto se ne hanno bisogno svalutano quanto e quando vogliono, compreso il paese nel quale Serra vive e lavora che, oltre ad aver svalutato la sterlina, ha realizzato deficit pubblici fino al 12% del Pil (incredibile: anche l’Inghilterra quindi non si comporta come il buon padre di famiglia? Certo che no!).

disoccupazione - deficit UK

La moneta unica europea è di fatto come se il tasso di cambio tra le precedenti valute nazionali fosse bloccato e ciò ha favorito l’industria esportatrice tedesca. Sono i tedeschi stessi ad ammetterlo: (http://memmt.info/site/balliamo-lo-ska-keller-senza-euro-nessuno-comprerebbe-i-prodotti-tedeschi/ ).

Mi preme ricordare tuttavia che la MMT non propone il ritorno alla piena sovranità monetaria per svalutare e quindi massimizzare il gap tra esportazioni ed importazioni ma per mettere in atto, attraverso DEFICIT PUBBLICI, il rilancio di PIANI D’INVESTIMENTO E PIANI DI LAVORO GARANTITO per il perseguimento della PIENA OCCUPAZIONE. Ciò ci pone in forte disaccordo con coloro che vogliono uscire dall’euro per poter svalutare e rilanciare le esportazioni (Lega nord / Borghi).

Inoltre gli investimenti o capitali esteri non arrivano in Italia (ma anche in tutta la periferia d’Europa) soprattutto perché l’economia è depressa e non c’è domanda, contrariamente a quanto afferma Serra. Chi è che investe in una economia depressa dove non c’è domanda e quindi non c’è prospettiva di ritorno in termini di profitto? Per cui se anche per assurdo gli investimenti esteri arrivassero, questi non aumenterebbero l’occupazione almeno nel modo nel quale Serra vuol far credere. L’occupazione aumenta se aumenta la domanda di beni e servizi reali che stimola la produzione delle imprese e quindi le assunzioni attirando così pure i capitali esteri. Per rilanciare la domanda c’è un solo modo: AUMENTARE IL DEFICIT PUBBLICO ossia aumento della spesa pubblica e riduzione della pressione fiscale.

Per dirla con le parole di Andrea Terzi nel libro di recente uscita “Salviamo l’Europa dall’Austerità”: “Quando scompaiono 9 milioni di posti di lavoro in cinque anni (in Europa) la spiegazione non può ragionevolmente essere quella di un cambiamento delle preferenze dei consumatori o di UN DIVARIO TECNOLOGICO o di una repentina PERDITA DI COMPETITIVITA’….Non scompaiono 9 milioni di posti di lavoro in pochi anni perché non si è più capaci di produrre ciò che si produceva prima e si vendeva fino al giorno prima della crisi. Al contrario è la domanda ad essere insufficiente, sono i redditi che sono troppo bassi. Il calo della spesa degli ordini e del fatturato non incoraggia di certo le imprese a investire e ad assumere. In tali condizioni, la ricetta della troika, che esorta a ridurre i costi di produzione ottenuta attraverso una politica di contenimento dei redditi per esportare di più, deve fare i conti con la contrazione del mercato interno”.

Inoltre a Serra ricordiamo che uno Stato che emette la propria valuta a tasso di cambio flessibile non dipende dai capitali esteri per finanziare le proprie politiche fiscali: sotto tale ipotesi i deficit pubblici sono ARRICCHIMENTO FINANZIARIO NETTO PER IL SETTORE PRIVATO e sono la giusta risposta per affrontare la crisi. Dal 1971 la valuta è una unità di conto, creata dal nulla a costo zero, priva di valore intrinseco e NON E’ una merce come gli squali della finanza vorrebbero.

Il debito pubblico denominato in una valuta che lo Stato emette a tasso di cambio flessibile è un finto debito, un debito fittizio che deve essere gestito con l’unico vincolo della massimizzazione del benessere della collettività che lo Stato rappresenta.

Una corretta analisi di cosa accadrebbe se l’Italia uscisse dall’Euro secondo i precetti della MMT è già stata scritta 2 anni fa: http://memmt.info/site/wpcontent/uploads/2013/01/Programma_memmt.pdf; vi invitiamo a leggerla per comprendere l’inconsistenza delle dichiarazioni terroristiche di Serra riguardo a conseguenze negative sui salari, pensioni, costo delle materie prime (ferro, petrolio), e presunti vantaggi per i grandi esportatori.

A Corrado Formigli (al quale chiediamo di poter partecipare alla sua trasmissione per controbattere alle riflessioni di Serra) lo invitiamo a riflettere sull’accaduto con un calzante paragone: è come se in una trasmissione in cui si parla di violenze sui bambini, il conduttore invita un pedofilo il quale afferma che la colpa delle violenze è dei bambini stessi che vanno in giro troppo succinti. “Vestitevi meglio che poi, forse, caleranno le violenze”, ovviamente solo se i mercati lo desiderano.

Fonte: memmt.info

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