BRUXELLES – La Commissione europea oggi ha deciso nuovamente di avviare un monitoraggio approfondito nei confronti dell’Italia per i suoi squilibri macroeconomici eccessivi che potrebbero avere – a detta della stessa Commissione – ripercussioni sulla stabilita’ del resto della zona euro.

Oggi l’esecutivo comunitario ha individuato sei paesi che presentano “squilibri macroeconomici eccessivi”: oltre all’Italia, sono Bulgaria, Francia, Ungheria, Cipro e Portogallo. Anche Germania, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia, i cui squilibri non sono tuttavia considerati eccessivi, saranno posti sotto osservazione.

A differenza degli altri paesi, il monitoraggio sara’ particolarmente severo per Italia, Cipro e Portogallo. A causa delle “persistenti debolezze strutturali” emerse dall’analisi approfondita condotta dall’esecutivo comunitario su debito, produttivita’ e sistema finanziario, la Commissione ha intenzione di “rivedere la sua valutazione” gia’ in maggio a tenendo conto del livello di ambizione del programma di riforme nazionali dell’Italia. Il monitoraggio analizzera’ le misure adottate dai singoli Stati attraverso un dialogo intensificato con le autorita’ nazionali, missioni di esperti – stile troika – e relazioni sui progressi compiuti.

Secondo l’analisi della Commissione sugli squilibri macro-economici dell’Italia, l’alto debito pubblico e la debolezza protratta delle dinamiche di produttivita’, in un contesto di alti livelli di crediti deteriorati e disoccupazione, implicano “rischi per il resto della zona euro”. “Il rapporto fra debito pubblico e Pil e’ destinato a stabilizzarsi, ma non e’ ancora su un percorso discendente a causa del peggioramento dell’avanzo primario strutturale e della crescita nominale sottotono”, dice il documento.

In Italia, “la competitivita’ rimane debole” cosi’ come “le dinamiche della produttivita’” anche a causa della lenta ripresa degli investimenti, spiega la Commissione. “Lo stock dei NPL ha iniziato a stabilizzarsi” solo di recente e “continua a pesare sui profitti e i prestiti delle banche”. Secondo la Commissione, nel settore bancario potrebbero emergere nuove necessita’ di “capitalizzazione in un contesto di difficile accesso ai mercati azionari”. Se il tasso di occupazione e’ in crescita, “la disoccupazione in particolare di lungo periodo rimane alta con conseguenze negative sulla crescita futura”, avverte la Commissione.

La Commissione europea considera l’Italia “non conforme” alla regola del debito prevista dal Patto di Stabilità, ma lascia la porta ancora aperta prima di attivare la richiesta di procedura per deficit eccessivo, in attesa delle correzioni strutturali di bilancio per lo 0,2% del Pil che il governo ha promesso entro fine aprile.

La decisione finale è annunciata in concomitanza con le Previsioni economiche di primavera della Commissione. Secondo quanto spiega in un comunicato la stessa Commissione, la relazione conclude che “il criterio del debito dovrebbe essere considerato non soddisfatto”, ma questo “nel caso in cui non siano attuate in modo credibile le misure strutturali aggiuntive, pari almeno allo 0,2% del Pil, che il governo si è impegnato ad adottare al più tardi nell’aprile 2017 per ridurre il divario e garantire la conformità al ‘braccio preventivo’ (del Patto di Stabilità, ndr) nel 2017”.

Tuttavia, puntualizza l’Esecutivo comunitario, “la decisione se raccomandare o no l’avvio di una procedura per i disavanzi eccessivi sarà presa solo in base alle Previsioni economiche di primavera 2017 della Commissione, tenendo conto dei dati sui risultati di bilancio per il 2016 e dell’attuazione degli impegni di bilancio assunti dalle autorità italiane a febbraio 2017”.

Quello di oggi, insomma, è solo una minaccia, “il primo passo nella valutazione se sia il caso di lanciare una procedura per deficit eccessivo”, precisa ancora il ricattatorio comunicato dell’Esecutivo Ue, che ricorda poi come “il prossimo passo” spetti ora al Comitato economico e finanziario (composto di funzionari dei ministeri delle Finanze – mai eletti da nessuno – dei Ventotto e di rappresentanti delle banche centrali nazionali, della Bce, e della Commissione – ndr), che entro due settimane dovrà comunicare il suo parere su questa relazione, valutando a sua volta “la potenziale infrazione del criterio del debito da parte dell’Italia”.

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