Alcuni governi dell’Ue sospettano che l’Italia consenta un transito troppo facile dei rifugiati, inizialmente approdati nella Penisola in provenienza dalle aree calde del Mediterraneo, in modo che possano registrarsi e chiedere asilo più tardi in altri paesi membri.

Lo affermano fonti della Commissione europea, secondo le quali la commissaria Ue agli Affari interni, l’Immigrazione e l’Asilo, la svedese Cecilia Malmstroem, avrebbe ricevuto segnalazioni in questo senso da parte di alcuni Stati membri.

La stessa Commissione, tuttavia, ha smentito oggi la notizia, pubblicata dal più importante quotidiano svedese (Dagens Nyher) e rilanciata dall’agenzia France Presse, secondo cui Malmostroem starebbe preparando una procedura d’infrazione contro l’Italia per mancata applicazione dell’obbligo di registrare i richiedenti asilo al loro arrivo, prendendo le loro impronte digitali (è questa l’accusa dei paesi che si sono lamentati con Bruxelles).

“Contrariamente a quanto si legge in alcuni media – ha dichiarato oggi il portavoce della Malmstroem, Michele Cercone – la Commissione non sta pensando a una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia in merito alla presunta mancanza di registrazione delle impronte digitali dei richiedenti asilo.

La Commissione, com’è suo compito, sta analizzando la questione dato che alcuni Stati membri hanno sollevato preoccupazioni in merito, ma senza prendere – al momento – nessuna iniziativa ufficiale. Le interpretazioni relative a eventuali procedure di infrazione – ha puntualizzato il portavoce – derivano da una errata interpretazione di quanto affermato dalla commissaria Malmstrom in un’intervista”.

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In effetti, una procedura d’infrazione della Commissione nei riguardi dell’Italia, rimasta ferma al primo stadio della messa in mora, era già stata avviata nel 2012, ma riguardava le condizioni d’accoglienza dei rifugiati e le difficoltà pratiche da loro spesso riscontrate per avere accesso alle procedure di richiesta dell’asilo.

Ma l’eventuale infrazione, in questo caso, non ha a che fare con l’obbligo di registrazione delle impronte digitali (norme Eurodac). Su questa identificazione si basa la determinazione del paese di primo approdo, unico responsabile per la concessione dell’asilo secondo la Convenzione di Dublino.

L’Italia da tempo cerca invano di cambiare la rigidità di queste regole, proponendo che i richiedenti asilo possano scegliere liberamente in quale paese Ue risiedere, piuttosto che obbligarli a restare nello Stato membro di primo approdo.

Un tentativo di modifica in questo senso, sostenuto dalla Commissione e dalla Grecia, oltre che dall’Italia, fu bocciato qualche anno fa dall’opposizione netta degli altri Stati membri. Il governo Renzi intende ora spingere, durante il semestre di presidenza del Consiglio Ue, per un nuovo approccio, proponendo un meccanismo di riconoscimento reciproco dell’asilo concesso in un paese da parte di tutti gli altri Stati membri.

Altre procedure d’infrazione della Commissione per un’applicazione scorretta delle norme sull’asilo sono state avviate, oltre che contro l’Italia, contro tutti gli altri paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Francia, Cipro e Malta) e anche contro Bulgaria ed Estonia.

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