PERCHÉ ECONOMIE DIVERSE DEVONO AVERE MONETE DIVERSE  Ma è semplice: altrimenti il debole diventa sempre più debole ed il forte diventa sempre più forte. La moneta, cioè, assolve al ruolo di “ammortizzatore” nei rapporti fra diverse economie. Quella che si trova in una situazione di difficoltà vedrà la sua moneta svalutarsi. Ovvero il prezzo di quella moneta si riallineerà al giusto prezzo di mercato, così consentendo un recupero di competitività.

Ma non potendo svalutare la moneta, l’ unica alternativa per recuperare la competitività rimane quella del taglio dei salari e dell’ aumento di produttività attraverso licenziamenti. E la conferma arriva addirittura dalla Commissione dell’ Unione europea che in un report del gennaio 2014 rivelava: «Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i Paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla “svalutazione interna” (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale».

PERCHÉ LA GERMANIA CE LO HA DETTO CHIARO E TONDO 6 Maggio 2014: la tedeschina Ska Keller – leader dei verdi – viene intervistata in televisione su Rai 3. Queste le sue testuali parole: «Se la Germania lasciasse l’ euro perderebbe moltissimi posti di lavoro nel settore delle esportazioni perché nessuno comprerebbe più i prodotti carissimi tedeschi».

Theo Waigel, ex ministro delle finanze tedesco (10 luglio 2016): «Se la Germania oggi uscisse dall’ Unione Monetaria allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20 per cento ed il 30 per cento del marco tedesco che tornerebbe nuovamente in circolazione. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per le nostre esportazioni, per il nostro mercato del lavoro, per il nostro bilancio federale. Invece con un’ uscita dall’ euro ed un taglio netto del debito la crisi interna italiana finirebbe di colpo». Più chiaro di così.

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PERCHÉ FAMOSISSIMI ECONOMISTI CE LO HANNO DETTO CHIARO E TONDO Sul testo “Macroeconomia” scritto da Rudiger Dornbush e Stanley Fischer si sono formati milioni di studenti di tutto il mondo. In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Foreign Affairs, Dornbusch venti anni fa scriveva: «Abolendo gli aggiustamenti del tasso di cambio l’ Euro finirà per scaricare sul mercato del lavoro il compito di adeguare la competitività ed i prezzi relativi. Diventeranno preponderanti recessione, disoccupazione e pressioni sulla Banca centrale europea affinché inflazioni l’ economia.

Una volta entrata l’ Italia con una valuta sopravvalutata si troverà di nuovo alle corde come nel 1992, quando venne attaccata la lira». Un’ ulteriore conferma arriva addirittura da uno studio finanziato dalla Commissione dell’ Unione europea a firma degli economisti Lars Jonung ed Eoin Drea. Già il titolo parla da solo: «L’ Euro non può essere realizzato. È una pessima idea. Non durerà. Il parere degli economisti americani nel periodo 1989-2002». Nel sommario riassuntivo addirittura leggiamo: «Tutti gli economisti -pur nella diversità di approccio- mostrano un forte scetticismo per un progetto politico che ignora i più elementari fondamenti della scienza economica non essendo l’ Europa un’ area valutaria ottimale».

Fonte: Qui

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