Combattenti curdi peshmerga controllano la linea del fronte vicino al ponte Rashad, nel nord dell’Iraq, il 29 settembre 2014. (Hadi Mizban, Ap/Lapresse)

I combattenti dello Stato islamico sono ormai alle porte di Kobane, un città curda nel nord della Siria, al confine con la Turchia.

Secondo il corrispondente di Al Jazeera da Suruç, vicino al confine tra i due paesi, i jihadisti sono a meno di due chilometri dalla città, ritenuta strategica da entrambi gli schieramenti. Ankara ha quindi deciso di rinforzare le postazioni militari che erano state già dispiegate lungo il confine dopo che alcuni colpi di mortaio provenienti dalla Siria hanno colpito i villaggi della zona.

Gli attacchi hanno provocato le proteste della popolazione curda, che accusa il presidente Recep Tayyip Erdoğan di non fare abbastanza per fermare i bombardamenti. Secondo Al Jazeera il premier turco Ahmet Davutoğlu sta per presentare al parlamento due mozioni: una per chiedere l’autorizzazione a far intervenire le forze armate in Iraq e in Siria e una per consentire a quelle straniere di usare il territorio turco per le operazioni contro lo Stato islamico. Finora la Turchia non ha aderito alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, ufficialmente a causa dei cittadini turchi ostaggio dei jihadisti, che però sono stati rilasciati all’inizio di settembre.

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Secondo Patrick Cockburn dell’Independent, i bombardamenti della coalizione in Iraq non riescono a fermare l’avanzata dello Stato islamico, che sarebbe ormai a un’ora di auto da Baghdad. Il governo, infatti, non riesce a rifornire l’esercito di cibo e munizioni. Anche la nomina del nuovo primo ministro Haider al Abadi, che grazie a posizioni più concilianti avrebbe dovuto portare il sostegno della minoranza sunnita al governo, non sembra bastare.

Intanto i jihadisti dello Stato islamico hanno diffuso un nuovo video in cui l’ostaggio britannico John Cantlie attacca la strategia statunitense in Iraq e in Siria. Si tratta del terzo filmato in cui il giornalista è seduto a un tavolo e parla direttamente alla telecamera.

Cantlie critica i raid aerei contro lo Stato islamico e il sostegno alle truppe irachene da parte del presidente statunitense Barack Obama. “I raid aerei vanno bene per colpire obiettivi precisi, ma non per conquistare e mantenere il controllo del territorio”, afferma l’ostaggio nel video. Cantlie prosegue il suo discorso sottolineando che ci vorranno mesi prima che l’esercito iracheno sia pronto a combattere e definisce i ribelli dell’Esercito siriano libero come “indisciplinati, corrotti e incapaci”.

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