Voi chiamate niente l’essersi LIBERATI DA UN SIMILE OPPRESSIVO,GIOGO SERVILE!!! E TRUFFALDINO SISTEMA, io direi un VERO GIUBILO DI LIBERTA’, senza prezzo e senza tempo.

“Flessibilità” all’italiana significa banalmente aumentare la spesa pubblica (improduttiva di suo) ed conseguentemente il carico debitorio a carico dello stato che già oggi costa quasi 90 milioni l’anno di interessi, di cui quasi la metà finisce all’estero!!!! La battaglia di Renzi sulla flessibilità non è una battaglia contro la UE, che per certi versi è contenta finché l’Italia sarà in grado di onorare i propri impegni, è una battaglia per rendere più poveri gli italiani ed arricchire sia i nostri creditori, che i beneficiari della folle spesa pubblica italiana, dai nullafacenti di stato a partire dalla classe politica agli imprenditori collusi e disonesti.

Perché alcuni rappresentanti dell’establishment finanziario – e non stiamo parlando di fan del Movimento 5 stelle o di antirenziani dichiarati ma di protagonisti interessati alle sorti del mercato – a sorpresa voteranno «No» al referendum?

Per rispondere Giuseppe Di Taranto, docente di Storia dell’economia e dell’impresa presso l’Università Luiss di Roma, parte da una premessa. «Con l’unione monetaria, con la libera circolazione delle merci e delle persone, abbiamo perso la nostra sovranità popolare. Non possiamo votare sui trattati internazionali, su tutto ciò che riguarda l’Unione europea. Per questo siamo più penalizzati anche su scelte che non possiamo fare».

E questo cosa comporta?


«Che dall’estero, le pressioni di politici e giornali vengano a incidere sulle nostre scelte. Si tratta di commenti che subiamo. Anche perché si tratta di ingerenze dolose, interessate».

Se vince il «No» dunque i mercati non crolleranno?

«Non succederà niente. La Brexit insegna tante cose: non c’è stata alcuna catastrofe, negli ultimi mesi la Borsa di Londra ha ripreso vigore, il Pil del Regno Unito quest’anno toccherà i livelli più alti degli ultimi cinque anni. Multinazionali come Twitter e Facebook stanno aprendo le loro nuove sedi a Londra. Il problema è cercare di far tornare alla realtà il risultato del referendum. Il cambiamento della Costituzione non cambia la struttura, la politica, non risolve le inefficienze. Non ha carattere di obiettività economica».

Ovvero?

«L’Italia ha dei grossi problemi da risolvere e questo alimenta il populismo. Dal debito pubblico elevato al tasso di disoccupazione che resta al di sopra dei livelli fisiologici. Se l’attenzione dall’esterno fosse per qualcosa invece che contro gli osservatori stranieri si soffermerebbero su questi temi. Invece si cita solo la flessibilità che è diventata ormai sinonimo di ricattabilità, ma in verità l’Italia è nei limiti dei parametri europei».

Lo spread intanto sale…

«La vera causa dell’innalzamento dello spread è il significato che si sta dando a questo referendum. Una valenza che non è assolutamente quella reale. Le priorità del Paese cui guardano i mercati dovrebbero essere altre. Il problema è che la Borsa non è più luogo della contrattazione economica ma spesso finisce ostaggio della speculazione».

La personalizzazione del referendum da parte di Renzi non ha aiutato, soprattutto nel caso delle banche in difficoltà che stanno per chiedere soldi al mercato.

«Il problema di queste banche non è la Costituzione, le cause della loro crisi sono altre. E dunque anche il loro futuro non può dipendere dal risultato del voto del 4 dicembre».

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