I consumi diminuiscono a causa della crisi e della disoccupazione, ma negli ultimi 10 anni le tariffe dei principali servizi pubblici presenti in Italia hanno subito degli aumenti record: l’acqua dell’ 85,2%, i rifiuti dell’81,8%, i pedaggi autostradali del 50,1% e i trasporti urbani del 49,6%. Tutte percentuali che in media sono più del doppio del tasso di inflazione. Il top lo si raggiunge con le tariffe dell’Rc auto: 197%. A scoprirlo è stata la Cgia di Mestre, sulla base di un’analisi effettuata dall’Ufficio studi. Dalla lista emerge che le assicurazioni sui mezzi di trasporto sono aumentate del 197,1% (4 volte in più dell’inflazione), i pedaggi autostradali del 62,7% (1,7 volte in più dell’inflazione), i trasporti ferroviari del 57,4% (1,7 volte in più dell’inflazione), il gas del 53,5% (2,3 volte in più dell’inflazione), mentre i servizi postali hanno subito un incremento del 37,8%, pressoché uguale a quello registrato dall’inflazione.

Tra le voci prese in esame in questa analisi, solo i servizi telefonici hanno subito una diminuzione: -15,9%. Sempre nel periodo considerato, l’inflazione, invece, è aumentata del 23,1%. “Nonostante i forti aumenti registrati
dalle bollette dell’acqua – ha rilevato il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – la nostra tariffa rimane la più bassa d’Europa. La stessa considerazione può essere fatta per i biglietti ferroviari: anch’essi sono tra i meno cari in Ue. Preoccupa, invece, il boom registrato dall’asporto rifiuti.
Nonostante in questi ultimi sei anni di crisi economica sia diminuita la produzione di rifiuti e sia aumentata la raccolta differenziata, le famiglie e le imprese hanno subito dei rincari ingiustificati”.

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“Gli aumenti del gas – ha proseguito – hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l’energia elettrica dell’andamento delle quotazioni petrolifere e dell’aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili. I trasporti urbani, invece, hanno segnato gli aumenti del costo del carburante e quello del lavoro. Non va dimenticato che molti rincari sono stati condizionati anche, e qualche volta soprattutto, dall’aggravio fiscale”. “Tuttavia, nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In linea di massima oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi non ha subito miglioramenti sensibili”, ha sottolineato Bortolussi .
Pur riconoscendo il limite di questa comparazione, l’Ufficio studi della Cgia fa notare che tra i settori presi in esame in questa elaborazione quello dei taxi è l’unico ad avere le tariffe totalmente amministrate, cioè definite attraverso una delibera comunale. “Ebbene, ad esclusione del servizio telefonico, che nell’ultimo decennio ha registrato una contrazione dei prezzi di quasi il 16%, il servizio taxi ha subito l’incremento percentuale più contenuto tra tutte le voci analizzate”. L’ultima parte dell’analisi elaborata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha preso in esame l’aumento delle tariffe registrato da alcune voci nel periodo intercorso dall’anno di liberalizzazione fino al 2013.
“Sia chiaro – ha affermato Bortolussi – che noi non siamo a favore di un’economia controllata dal pubblico. Ci permettiamo di segnalare che le liberalizzazioni hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani. Anche perché in molti settori si è passati da un monopolio pubblico ad un regime oligarchico che ha tradito i principi legati ai processi di liberalizzazione”.

Fonte: controlacrisi.org

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