Nei primi sette mesi del 2016 sono stati stipulati 972.946 contratti a tempo indeterminato (comprese se le trasformazioni di contratti a termine e di apprendistato) a fronte di 896.622 cessazioni di contratti stabili con un saldo positivo per 76.324 unità. Il dato diffuso oggi dall’Inps è peggiore dell’83,5% rispetto a quello dello stesso periodo del 2015 (quando l’incentivo per i contratti stabili era più alto) ma anche del dato riferito al 2014 quando non c’erano sgravi.

Nei primi sette mesi del 2016 sono stati stipulati 298.327 contratti a tempo indeterminato con gli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità (il 40% dei contributi). Si tratta del 32,3% dei contratti rispetto al totale delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato. In attesa che ministero del Lavoro, Istat e Inps si mettano d’accordo su come comunicare in maniera armonica i rispettivi dati sul mercato del lavoro (ma lo faranno mai?), tocca oggi alle rilevazioni dell’Inps. Che confermano la frenata dei contratti a tempo indeterminato, dopo il boom del 2015, dovuta al drastico taglio della decontribuzione a favore delle aziende rispetto all’anno scorso.

Più in generale, nei primi sette mesi del 2016, nel settore privato (l’Inps non rileva l’andamento del pubblico impiego) al netto di lavoratori domestici e operai agricoli, il saldo tra rapporti di lavoro instaurati e cessati è positivo per 805mila unità (che non significa altrettanti occupati in più perché uno stesso rapporto di lavoro può essere attivato, e cessato, più volte in capo a una stessa persona). Questo saldo è inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+ 938mila) ma superiore a quello dei primi sette mesi del 2014 (+ 703mila). Su base annua, cioè negli ultimi 12 mesi, il saldo di luglio 2016 è positivo per 488mila unità. FONTE

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