Sulla home page del sito ufficiale della Clinton Foundationpotrete facilmente leggere l’elenco di alcuni finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton. Nulla è segreto, “l’operazione Glasnost” in salsa americana garantisce la massima trasparenza, almeno per quanto riguarda i nomi di chi ha deciso di non tergiversare troppo garantendo un appoggio economico al Partito Democratico statunitense in vista delle presidenziali. Certo poi ognuno è libero di immaginarsi ulteriori finanziatori occulti che per qualche oscuro motivo la fondazione Clinton vuole tenere nascosti. Ma se immuni da complottismi, basterà scorrere l’elenco pubblico dei filantropi decisi ad opporsi all’avvento del temuto Trump, per far notare ai democratici americani che forse qualche imbarazzo dovrebbero pur covarlo.

Uno dei primi finanziatori della campagna elettorale della Clinton è infatti ilRegno dell’Arabia Saudita. Inutile specificare cosa significhi questo a livello di immagine, però qualche domanda è pur lecita: perché Riyad ha deciso di sostenere il Partito Democratico? Sono stati fatti accordi specifici con il maggior finanziatore di moschee e madrase integraliste al mondo? Nel caso di vittoria alle presidenziali, la Clinton ha garantito ulteriori canali preferenziali in ambito economico e militare ai sauditi? Da notare, ed è tutto riscontrabile sul sito della fondazione, che parliamo di un versamento da parte dell’Arabia Saudita che oscilla tra i 10 e i 25 milioni di dollari. Scorrendo il novero di donatori troviamo poi, tra i tanti gentili contribuenti, l’Emirato del Kuwait (che ha regalato alla Clinton tra i 5 e i 10 milioni di dollari), la Coca Cola Company (tra i 5 e i 10 milioni di dollari), la Rockefeller Foundation della presidente Judith Rodin, di religione ebraica (tra i 10 e i 25 milioni) e il signor Sheikh Mohammed H. Al-Amoudi, di religione islamica. Sostegno assolutamente bipartisan quindi.

Ma chi è quest’ultimo simpatico signore dal nome altisonante? Niente di meno che il secondo cittadino più ricco dell’Arabia Saudita nonché il secondo “black man” più ricco al mondo. Essendo natio dell’Etiopia, qualcuno da quelle parti ha avuto la bislacca idea di indagare su di lui. L’Ethiopian Review è arrivata inopinatamente ad indicarlo come un finanziatore del terrorismo jihadista, dovendo poi tornare sui propri passi chiedendo scusa al secondo cittadino più ricco dell’Arabia Saudita, ovviamente assolto in tribunale da questa assurda accusa. Siamo altrettanto sicuri che una volta insediatasi alla Casa Bianca, Hillary potrà mettere a tacere anche le assurde voci di chi inopinatamente ritiene il regno saudita uno dei principali finanziatori del terrorismo islamista.

Eugenio Palazzini – Il Primato Nazionale

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