Mario Draghi, presidente della Bce (Banca centrale eu ropea), dopo che cinque anni fa aveva sentenziato che l’euro è irreversibile, a fine gennaio di quest‘anno ha cambiato idea affermando che dall‘euro si può uscire, purché si paghino i saldi relativi al target 2 (circa 357 miliardi di euro), ma successivamente – cioè pochi giorni fa – ha fatto nuovamente marcia indietro affermando che, secondo quanto previsto dai trattati europei, l‘euro e irrevocabile. Insomma, un po’ di confusione tipica di chi non fa gli interessi dei popoli ma esclusivamente quelli del capitale internazionale, tradendo e calpestando i principi fondamentali cui si fondano le Costituzioni nazionali degli Stati che hanno aderito alla moneta unica. Ma una volta per tutte sfatiamo ogni dubbio e ripristiniamo la verità: dall‘euro si può uscire! E a dircelo sono addirittura i trattati europei.
Cio detto, alcuni sostengono che se da un lato i trattati dell’Ue prevedono espressamente il diritto di recesso dall‘Unione europea da parte di ciascuno degli Stati membri (articolo 50 del Tue, il trattato sull’Unione europea), dall’altro non contemplano invece la facolta di recesso dall’unione monetaria. È totalmente falso! A parte il fatto che è possibile uscire unilateralmente dall’euro per decreto, cioè un atto di imperio del governo italiano, quindi – stando agli strumenti giuridici attuali – un decreto legge adottato dall’esecutivo facendo leva sui casi straordinari di necessità e d’urgenza previsti dal secondo comma dell‘articolo 77 della Costituzione (applicando, nell’interesse nazionale, il principio della lex monetae), che le Camere devono convertire in legge nel termine perentorio di 60 giorni (ma sarebbe politicamente opportuno se la conversione avvenisse nel più breve tempo possibile). Ma è altresì possibile uscire dall’euro attraverso l’applicazione di due disposizioni previste addirittura dai trattati europei, le quali consentirebbero l’uscita dall’unione monetaria restando nell’Unione europea. Si tratta degli articoli 139 e 140 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea – Tfue (rubricati al capo 5 – Disposizioni transitorie), i quali prevedono la distinzione tra Stati «la cui moneta è l’euro» e Stati in deroga (cioe appartenenti all’Ue ma non aderenti alla moneta unica), non escludendo la possibilità per ciascuno degli Stati «la cui moneta è l’euro» di tornare allo status di Stato in deroga (in tal casole predette norme andrebbero comunque lette in parallelo con la convenzione di Vienna).
La circostanza di appartenere all’euro è considerata – secondo i trattati europei – come premiale e migliorativa rispetto alla mera appartenenza all’Ue, tant’è che per aderire all’euro è richiesto a ciascuno Stato che ne faccia richiesta il rigoroso rispetto di alcuni parametri economici e finanziari.
Ciò detto, non si comprende per quale strano meccanismo giuridico uno Stato che ha aderito all’euro (Stati «la cui moneta è l’euro») non possa tornare allo status giuridico antecedente all’adesione, essendo sufficiente perché ciò accada il mancato rispetto da parte di ciascuno Stato dell’Eurozona di determinati parametri necessari all’adesione o alla permanenza nell’unione monetaria. Del resto, come ha evidenziato Giuseppe Guarino (oggl novantacinquenne), non e possibile – da un punto di vista giuridico – privare un qualsiasi contraente (sia in campo privatistico che pubblicistica) del diritto di recesso: non consentire a uno Stato «la cui moneta è l’euro» di tornare allo status antecedente all’adesione rappresenterebbe una gravissima violazione sia del suo ordinamento giuridico interno, che delle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. Nella storia, ogni volta che si è detto che una cosa non si poteva fare o era irreversibile, inevitabilmente è accaduto l’esatto contrario. Anche Adolf Hitler diceva che il nazismo era irrevocabile, eppure… Del resto, non si com prende per quale strano motivo non sia possibile, per uno Stato libero e sovrano, cambiare legittimamente idea e decidere di abbandonare la moneta unica nel proprio interesse nazionale. Ma cos’è l’euro? Una gabbia di ferro? Un lager per cui è tassativamente vietato uscire? O la verità sta nel fatto che non siamo piu uno Stato, ne libero né sovrano?
Avv. Giuseppe PALMA 
articolo pubblicato su “La Verità” il 19/2/2017
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