La pressione fiscale aumenterà. Di poco, ma aumenterà. Il testo della nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, è stato reso pubblico mercoledì notte, 24 ore esatte dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Segno che le limature sono andate ben oltre il varo ufficiale del documento. Tra i dati un po’ a sorpresa emersi dalla versione definitiva, il fatto che la pressione fiscale aumenti.

Nel testo si sottolinea che «la pressione fiscale si mantiene sul livello del 2014 (43,4 per cento), mentre al netto del bonus di ottanta euro è del 42,8 per cento». Dalle tabelle emerge che tra il 2016 e il 2017 si passerà dal 42,6% al 42,8% di pressione fiscale, senza tenere conto del bonus di Renzi. Ma anche considerando gli 80 euro in busta paga come una riduzione fiscale, aumenta dal 42,1% al 42,2%.

In cifra assoluta tra il 2016 e il 2017 le entrate fiscali passeranno da 786 a 800 miliardi. Sono 14 miliardi di tasse, imposte e contributi in più. Il governo comunque mira ridurre la pressione, già con la legge di Bilancio. «Il nostro governo – ha spiegato ieri il viceministro all’Economia Enrico Zanetti – l’ha ridotta al 43,1% nel 2014, al 42,8% nel 2015 e al 42,1% nel 2016. Con la neutralizzazione degli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia per il prossimo anno, nel 2017 la pressione fiscale scenderà ampiamente sotto il 41,5%».

Di certo nel 2017 non ci sarà il taglio dell’Irpef che, ha confermato il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, dovrebbe essere previsto dalla prossima legge di Bilancio ma solo a partire dal 2018.

La partita ora si sposta tutta su Bruxelles. Rinviato lo scontro che era iniziato già con il Def e, in particolare, sulla mancata riduzione del debito pubblico e sullo 0,4% di extra deficit messo a bilancio dal governo. Da metà ottobre la Commissione europea si ritroverà a dovere giudicare i provvedimenti messi in campo dal governo e le relative coperture. Oltre ai fronti già aperti, il governo punta molto sul recupero dell’evasione fiscale.

Un miliardo e mezzo di maggiori incassi nel 2016 e 380 milioni da destinare al fondo taglia tasse. La legge di bilancio «non sarà una legge elettorale», ha assicurato il ministro Pier Carlo Padoan. Punterà su competitività e fasce basse della popolazione.

Serena Sorrentino, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali dei sindacati degli statali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl Uil-Pa hanno sottolineato come nel Def non siano indicate le cifre del rinnovo dei contratti degli statali. «Preoccupante che il governo, alla vigilia dell’emanazione dell’atto di indirizzo all’Aran e della ripresa del confronto con le organizzazioni sindacali, abbia glissato sull’argomento, sul quale non è stata fornita alcuna anticipazione».

Il Def approderà nell’Aula della Camera l’11 ottobre. Il Senato esaminerà il testo il 12 ottobre. Al Parlamento spetta dare il via libera allo scostamento dagli obiettivi di deficit per 7,7 miliardi, motivato dall’emergenza terremoto e da quella migranti. Scontato il sì delle Camere. Da vedere ancora se e quanto concederà la Commissione europea. Nella relazione che accompagna il Def in Parlamento il governo conferma «il suo impegno a ridurre il disavanzo e lo stock di debito». Ma i termini dettati dall’Ue sono già scaduti.

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