BERLINO –  La domanda è reale e al tempo stesso retorica, perchè nel seguito dell’articolo la risposta è “sì”, senza dubbio: “E’ l’Italia il Paese piu’ malato d’Europa?”.

Proprio con questo interrogativo, è stato pubblicato oggi in prima pagina un lungo pezzo d’analisi dal quotidiano Die Welt, articolo che non risparmia critiche e soprattutto allarmi sull’Italia come risposta indiretta alle esternazioni trionfalistiche di Matteo Renzi per le quali l’Italia addirittura dovrebbe essere chiamata a guidare la “soluzione” del “problema europeo dei crediti deteriorati”.

Il Die Welt titola sprezzante: “Ma quale bella figura” riferendosi senza alcun dubbio al governo Renzi.

L’articolo che è tutto dedicato alla situazione economica italiana, esordisce così: “In questo periodo di crisi generale dell’Unione europea e’ difficile immaginarsi nell’Europa centrale e continentale – la precisazione è una vera e propria presa d’atto del Brexit dato ormai per avvenuto – un Paese che dia piu’ preoccupazioni dell’Italia”.

Il quotidiano conservatore riassume quelli che ritiene siano i punti deboli della situazione italiana: dalle difficolta’ bancarie alla scarsa crescita economica, dalla persistente arretratezza del Mezzogiorno alla disoccupazione soprattutto giovanile, dalla lentezza delle riforme all’ascesa delle forze euroscettiche e pronte a indire referendum per l’uscita dell’Italia dall’euro e della Ue, in particolare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ma anche la Lega Nord di Matteo Salvini.

Die Welt rilancia alcuni commenti critici di una parte della stampa italiana verso il primo ministro Matteo Renzi, evidenziando come il suo destino sia legato alla sorte del referendum di ottobre.

E la conclusione dell’analisi non potrebbe essere più dura: “Bisogna ora vedere se l’Italia con a capo il premier Renzi, l’artista della sopravvivenza, riuscira’ a trovare una scappatoia per le sue banche malate o se l’Ue debba intervenire per tirarla fuori d’impaccio, ma al momento non fa una bella figura”.

Contemporaneamente all’attacco frontale della stampa tedesca di questa mattina, è arrivata anche la bocciatura dei conti italiani a livello europeo. In questo 2016 ad alta tensione, diventa un miraggio la possibilita’ di raggiungere una crescita dell’1,2%, come aveva ipotizzato il governo in aprile prima della Brexit ma anche prima della tempesta che da settimane ormai si sta abbattendo sul sistema bancario, Mps in testa.

Dopo Banca d’Italia e Fondo Monetario Internazionale, cosi’ come Confindustria e Ufficio Parlamentare di Bilancio, anche l’agenzia francese di rating Fitch taglia le stime sul Pil dell’Italia per quest’anno che, secondo l’agenzia di rating si fermera’ appena allo 0,8%, un decimale ancora più sotto dell’ultima previsione Fmi.

Che l’andamento della crescita sia “da rivedere” e con esso anche il programma del governo Renzi sui conti pubblici ne e’ consapevole anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, alla Camera, ieri ha ribadito che con il Def di settembre saranno riviste le stime visti i segnali di rallentamento dovuti alla “debolezza delle economie emergenti e all’incertezza per l’esito del referendum” di Londra.

Nel suo ‘Global Economic Outlook’ – che analizza diversi Paesi, dagli emergenti ai principali Paesi Ue, alla luce dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea – Fitch nota in particolare la debolezza delle banche del Vecchio continente mettendo in relazione l’esito del referendum sul Brexit e ai “nodi irrisolti della qualita’ degli attivi nelle banche italiane”.

Gli effetti della Brexit, secondo Fitch, saranno limitati ed e’ “improbabile”, si legge nel documento, che possano innescare una “recessione globale”, benchè la stessa Fitch prima del voto britannico avesse lanciato allarmi catastrofici sulla vittoria del Brexit.

In ogni caso, se l’uscita delle Gran Bretagna dalla Ue non provocherà disastri nel Regno Unito, “quanto all’Italia – scrive Fitch confermando l’allarme lanciato oggi dal Die Welt – le previsioni sono state riviste al ribasso piu’ che nel resto d’Europa perchè le pressioni sul settore bancario potrebbero limitare l’offerta di credito. In ogni caso un vero e proprio nuovo ‘credit crunch’ non sarebbe alle porte, grazie all’ombrello Bce”. Sì, finchè resterà aperto: marzo 2017.

Fonte: Il Nord

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