Articolo tratto da lapadania.net

Intervista al filosofo Diego Fusaro. «L’Ue? Per Gramsci sarebbe “una rivoluzione passiva”, gestita dai ceti dominanti per rinsaldare, con lo smantellamento dei diritti, l’egemonia a danno dei popoli»

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Sinistra e destra hanno abdicato ai propri valori e sono diventati complici di un’Europa asservita alla finanza che, attraverso l’euro e i trattati-capestro, sta distruggendo i diritti e il lavoro. Questa la tesi di Diego Fusaro, giovanissimo professore di Filosofia all’Università San Raffaele di Milano ed autore di numerosi libri che invitano alla riscoperta di Marx e alla lotta contro il Moloch europeo. L’ultimo, appena uscito in libreria per i tipi di Bompiani, s’intitola “Il futuro è nostro”.
Professor Fusaro, lei rivolge contro l’Europa un durissimo attacco “da sinistra”. Una rarità….
«Eppure sono convinto che Gramsci considererebbe l’odierna Europa “una rivoluzione passiva”, cioè una rivoluzione gestita dalle classi dominanti per rinsaldare il proprio dominio di classe a danno dei popoli e del lavoro tramite lo smantellamento dei diritti sociali. Ecco perché questa Europa, l’Europa dell’euro e della finanza, deve essere combattuta».
Di questo programma di smantellamento dei diritti, curiosamente, proprio la sinistra che viene dalla tradizione marxista è stata uno degli esecutori principali.
«E questo è proprio il motivo per cui io non sono di sinistra: se la sinistra abbandona Marx e Gramsci, allora bisogna abbandonare la sinistra. Il problema della sinistra è che, dal ’68 ad oggi, lotta contro la borghesia ma non contro il capitalismo. Ma è il capitalismo stesso, dal ’68 ad oggi, a lottare contro la borghesia perché la borghesia, con i suoi valori, la sua cultura e la sua religione è incompatibile con il dogma capitalista dell’estensione illimitata della forma-merce».
Come contrastare il “pensiero egemone” della globalizzazione finanziaria?
«Una forza che oggi volesse essere autenticamente rivoluzionaria e anti-capitalista dovrebbe innanzitutto rifarsi allo Stato nazionale. E’ l’unica forza in grado di reagire all’internazionalismo del mercato e della finanza».
Qui però emerge la seconda contraddizione dei nostri tempi perché se la sinistra ha tradito il valore del Lavoro, la destra, non lottando contro l’esproprio delle sovranità nazionali, ha tradito il valore della Patria.
«Certamente. La sinistra è diventata apologeta del mercato e la destra è diventata apologeta della globalizzazione e degli Stati Uniti d’America. Ma questo è un paradosso inaudito che deve indurci ad abbandonare la dicotomia destra-sinistra per tornare a pensare autonomamente contro il capitale e la finanza e in difesa dei diritti e del lavoro. E lo Stato nazionale è l’unica forza che può farsi alfiere di questa battaglia».

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