Poco dopo le elezioni europee l’Italia e la Francia fanno marcia indietro dal loro piano di risparmio. La Commissione Europea è preoccupata: I problemi delle due grandi economie potrebbero gettare l’Eurozona nella prossima crisi.

Bruxelles – per quanto concerne la fortuna politica, Matteo Renzi e François Holland si trovano in posizioni ben diverse l’uno dall’altro: Renzi, già promosso a “Matador” da Angela Merkel, dopo il suo trionfo alle Elezioni Europee riluce come un eroico torero.François Holland, dopo la sua sconfitta alle stesse Elezioni, assomiglia invece al toro matato. È in realtà ingiusto, perché nella loro politica economica i due premier hanno ben poche differenze: entrambi i paesi vogliono risparmiare di meno. Renzi usa la sua vittoria alle Elezioni Europee per porre fine all’odiata politica europea dell’austerità. Hollande cerca di farlo esattamente nel modo inverso: per opporsi in qualche modo al sempre più forte Front National (FN), sostiene anche lui un aumento delle spese. I membri della Commissione Europea vedono tutto questo con preoccupazione. Dai loro commenti ai budget dei paesi dell’Unione Europea, che sono stati pubblicati lunedì, la cosa risulta chiara: invece di fare grandi promesse, Hollande e Renzi farebbero meglio, secondo loro, a fare i compiti a casa. “Se teniamo le finanze pubbliche sul giusto binario, c’è posto anche per la crescita”, ha dichiarato il Presidente della Commissione José Manuel Barroso, opponendosi alle richieste di entrambi i capi di governo.

I paesi della crisi vogliono prima di tutto fare una pausa di riflessione sul piano per il risparmio

Nel contesto del “Semestre Europeo”, l’organo superiore dell’Unione Europea assegna dal 2012 le pagelle intermedie ai piani di budget degli stati membri. Francia e Italia sono al centro dell’attenzione: la seconda e la terza fra le principali potenze economiche dell’Eurozona sono abbastanza grandi, per gettare nuovamente nella crisi l’intera Unione Europea a causa dei loro problemi di budget. Questo rischio, così temono gli osservatori, negli ultimi tempi è aumentato. La Commissione critica entrambi i paesi per i loro programmi di risparmio poco ambiziosi. L’Italia lavorerebbe al suo deficit strutturale in modo decisamente più lento di quanto richiesto dalla Commissione. E la Francia non avrebbe ancora centrato nessuno degli obiettivi concordati per l’anno in corso, dichiarando però per il 2015 dei piani “molto ambiziosi”. Gli esperti di economia hanno la pensano più o meno allo stesso modo: “Nei paesi della crisi domina questa visione: Abbiamo fatto molto, ora lasciateci pensare”, dice Klaus-Jürgen Gern, esperto di congiunture all’Institute for World Economy (IfW). Ci sarebbe il pericolo, che Francia e Italia si servano di questo voto, per rimandare ulteriormente quei tagli al welfare che invece sono necessari. “La pressione sembra allentarsi”, dice inoltre Kristina van Deuverden, del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW, Istituto Tedesco per la Ricerca Economica ndt). Perché da un lato, l’Italia paga al momento sui mercati finanziari tassi decisamente più bassi sui nuovi bond. Dall’altro, a livello di politica interna non fare più molta attenzione al deficit può essere conveniente. Di contro: il Presidente del Consiglio dei Ministri francese Manuel Valls ha promesso un calo delle tasse per la gente comune, ovvero quegli elettori che alle Elezioni Europee hanno lasciato a frotte il suo partito per passare al FN. Il paese non rispetterà la soglia di debito del 3% per l’Eurozona né quest’anno, né nel 2015.

Nonostante i debiti da record, Renzi vuole spendere altro denaro

La Francia avrebbe attuato le richieste della Commisione Europea solo in piccola parte, critica l’esperto di congiunture Gern. Sarebbero infatti calate le tasse per le imprese. Ma i controfinanziamenti necessari, attraverso tasse più alte sui consumi, sarebbero falliti a causa di proteste. Questo fatto viene criticato anche dalla Commissione Europea: “Riteniamo che si possa ancora fare di più”, dice Barroso. Secondo il rapporto della Commissione, i tentativi di risparmio della Francia risulterebbero soprattutto da false voci di bilancio. L’economista Gern vi ravvisa un metodo: “Invece di una rigida politica delle spese, la Francia agisce in modo molto poco concreto per ridurre le uscite. Il passato mostra che spesso questo non è accaduto.” Con l’Italia gli esperti della Commissione sono leggermente più teneri: il prudente piano di risparmio sarebbe stato ancora giustificato finora dalla dura recessione che il paese sta lentamente lasciandosi alle spalle. Inoltre, l’Italia col suo deficit attuale del 2,6% per il 2014 si trova ancora all’interno dell’area consentita. La domanda anche in questo caso è: Per quanto ancora? Come il suo collega francese, anche Renzi vuole abbassare le tasse. Il socialdemocratico spera così di far ripartire la crescita nel suo paese, che da anni ristagna. Di sicuro però c’è solo che il debito pubblico continua ad aumentare, anche se essendo circa al 130% si trova già a più del doppio di quanto sarebbe consentito. La studiosa del DIW van Deuverden si domanda se il controllo sul budget raggiunga il suo scopo oppure no: Gli uffici di Bruxelles potrebbero comminare sanzioni, ma sarebbero di fatto prive di forza, dice l’esperta di congiunture. “I paesi hanno ancora piena sovranità sui loro budget. La Commissione Europea non può intromettersi più di tanto.

 

[Articolo originale “Abkehr vom Sparkurs: Brüssel sorgt sich um Frankreich und Italien” di Alexander Demling]

Fonte: italiadallestero.info/

loading...