C’era da aspettarselo, le critiche maggiori ai provvedimenti di Draghi sono arrivati dalla Germania, dove le grandi società assicurative parlano di “colpo di grazia” verso i risparmiatori. Parigi e’ soddisfatta, il Fmi internazionale promuove a pieni voti mentre in Germania impazza il ”tiro” a Mario Draghi: bersaglio contro il quale ieri si sono cimentate tante voci del mondo economico e finanziario tedesco, allarmando i risparmiatori. La Welt lo aveva definito ”Bismark dell’euro” nell’edizione di questa attesissima giornata, mettendo il presidente in guardia dalla possibilita’ di un ”gran fallimento”. E dopo gli annunci dei tagli dei tassi e delle nuove iniezioni di liquidita’ nell’eurosistema sono fioccate aspre critiche: la strada intrapresa ”e’ pericolosa”, secondo le casse di risparmio;
ricetta sbagliata, per gli assicuratori; pagano i risparmiatori, fa notare piu’ di un economista. Ed e’ l’Handelsblatt a tirare le somme: da oggi il presidente italiano e’ ”il miglior nemico dei risparmiatori tedeschi”. 

I tassi negativi per i risparmiatori fanno paura. La banche potrebbero rivalersi sui clienti. E questi, a loro volta, potrebbero chiudere i conti. Ma a mettere in dubbio la politica della Bce sono anche molti esperti che sottolineano la scarsa efficacia di una manovra che andava fatta almeno sei mesi fa. Con un sistema bancario alla vigilia degli stress test e molti aumenti di capitale da effettuare, ecco che il fiume di denaro verso gli istituti di credito potrebbe prendere altre strade. La Bce ha impugnato il bazooka, come hanno commentato in molti, “ma la capacita’ di fuoco e’ da verificare”, sottolineano dall’Ufficio studi di Intesa. La Bce, spiegano gli esperti, “ha significativamente potenziato le misure di stimolo monetario spingendosi in parte oltre le attese. Difatti sono state dispiegate tutte quelle misure che ragionevolmente non avrebbero incontrato opposizione all’interno del consiglio”. “Nel complesso è un’azione preannunciata, non inferiore alle aspettative. Si spera che anche il timing sia quello giusto, nel senso che, se queste misure fossero state adottate, prendendo anche qualche rischio, quattro o cinque mesi fa l’efficacia rispetto agli obiettivi che si vogliono conseguire sarebbe stata maggiore”, evidenzia Sergio De Nardis, capo-economista di Intesa.

Un tasso Bce allo 0,1% non si era mai visto ma le ripercussioni sui consumatori e imprese non saranno così immediate, e soprattutto rilevanti, come ci si potrebbe attendere con i tassi di interesse al nuovo minimo storico in Eurolandia. In primo luogo perché i mutui a tasso variabile ancorati al tasso Bce sono ancora pochissimi ed una variazione di 15 punti base (dallo 0,25% precedente ad appunto lo 0,1%) si tramuterà in un risparmio di pochi euro all’anno per i mutuatari. Lo stesso vale anche per i mutui legati all’Euribor. Perché, se quando i tassi Bce viaggiavano al 4,25% nel luglio 2008 e i tagli della Bce erano dell’ordine di 50 punti base l’impatto sull’Euribor – e quindi sui mutui variabili – era consistente, variazioni così ridotte contribuiranno sì a ridurre l’Euribor, ma sempre con vantaggi risibili per i consumatori. Così come saranno infinitesimali gli svantaggi per quelli che hanno il conto di deposito o le polizze assicurative ancorate ai tassi della Bce. Timore molto forte in Germania.

In base alle prime elaborazioni del Codacons, il risparmio dovrebbe andare dai 72 euro all’anno per chi ha un mutuo da 100.000 euro a 30 anni, fino ai 96 euro per un mutuo da 150.000 euro a 25 anni. Considerato che solo il 2% della famiglie italiane ha attivato mutui direttamente legati al tasso Bce, per tutti gli altri occorrerà aspettare che il taglio deciso da Mario Draghi venga ”adottato” sui tassi praticati dalle banche. Il Codacons reputa tuttavia tardivo l’intervento della Bce. ”La riduzione dei tassi andava fatta almeno un anno e mezzo fa, non solo per scongiurare l’allarme deflazione, ma anche e soprattutto che dare una nuova spinta al credito e quindi all’economia nazionale – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Le banche infatti hanno smesso da anni di concedere prestiti e svolgere la loro funzione primaria, e tenendo ferma la liquidità, spesso guadagnandoci sopra, hanno prodotto un immenso danno alle imprese di piccole e medie dimensioni, costrette a chiudere per mancanza di credito”.

Secondo Alfondo Gianni, della Lista Tsipras, l’attivismo di Draghi al limite dello statuto della Bce, rimane “pur sempre dentro uno statuto assurdo che le impedisce di acquistare i titoli direttamente prestando soldi agli stati”. “Il quantitative easing alla europea, ovvero l’acquisto di titoli su larga scala sul mercato secondario, e’ rinviato – aggiunge – La Borsa festeggia, lo spread scende, cosi’ l’euro nel rapporto con le altre monete. Ma questo non bastera’ a salvarci della recessione e dalla perdita di occupazione. La stessa Bce rivede al ribasso i tassi di crescita per i prossimi tre anni”.

Fonte: controlacrisi.org – Autore: fabio sebastiani

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