C’e’ una linea sottile per il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Il banchiere deve trovare il modo di preparare i mercati finanziari al progressivo ridimensionamento del programma di quantitative easing.

Le sorprese repentine sono veleno per i mercati, e causerebbero catastrofi. Secondo gli analisti come Christian Reicherte di Dz Bank, la Bce potrebbe dare primi, prudenti segnali d’inversione delle politiche espansive dall’inizio dell’estate.

Altri, come Mario Gruppe e Norman Rudschuck della ”NordLb”, pensano che cio’ non avverrà prima dell’autunno. Attualmente, la Bce e le banche centrali nazionali acquistano titoli di Stato e altri titoli per un importo mensile di 60 miliardi di euro.

Entro la fine del 2017 l’importo complessivo del Qe avra’ raggiunto i 2.280 miliardi di euro.

La Germania non ravvisa piu’ le condizioni che hanno giustificato il massiccio intervento della Bce nelle dinamiche dei mercati obbligazionari.

Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann ritiene che sia giunto il momento per il Consiglio direttivo della Bce di discutere la normalizzazione della politica monetaria.

Weidmann ha criticato duramente fin dall’inizio la politica dell’acquisto dei titoli di Stato, sottolineandone gli effetti distorsivi e i danni arrecati ai risparmiatori.

Il capo della banca centrale austriaca Ewald Nowotny ha aperto qualche settimana fa a un primo rialzo dei tassi di riferimento in vista della fine degli acquisti di obbligazioni.

Per l’economista della National Bank Volkswirt Dirk Gojny ,”la Bce prima finira’ l’acquisto delle obbligazioni, poi comincera’ a badare ai tassi d’interesse, a cominciare da quelli di deposito”.

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