Due nuove centrali nucleari sorgeranno in Iran, grazie all’accordo Bushehr Phase II, siglato due anni fa con i russi. I due impianti sorgeranno nella città portuale di Bushehr, nel sud dell’Iran, per un investimento complessivo di dieci miliardi di dollari, su ordine diretto del presidente iraniano Hassan Rouhani. L’accordo, siglato tra Teheran e Mosca nel 2014, prevede la costruzione di otto reattori.

Poche ore fa, i media iraniani hanno annunciato che il più importante impianto nucleare del paese, quello di Fordo, è protetto da un sistema missilistico a lungo raggio di fabbricazione russa recentemente consegnato. Nel video diffuso dalle tv di stato, è stato immortalato un S-300 operativo, nella struttura a sud della capitale iraniana.

Le immagini del sistema S-300 a Fordo, nella Regione di Qom, sono state svelate dopo il discorso del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei. Quest’ultimo ha sottolineato la natura difensiva dell’asset schierato a Fordo, paventando ritorsioni contro qualsiasi aggressione.

“Il nemico deve capire – ha detto Khamenei durante un incontro con i comandanti della base di Khatam ol-Anbia Air Defense, a Teheran – che risponderemo duramente a qualsiasi aggressione, la nostra risposta non si farà attendere. Gli Stati Uniti non rispettano il nostro sacrosanto diritto alla difesa e hanno sempre lavorato nell’ombra per farci restare inermi ed indifesi”.

“Il sistema S-300 è uno strumento difensivo e non offensivo, ma gli americani si sono adoperati, invano, per impedire alla Repubblica islamica di ottenere tali capacità”.

Il contratto per la fornitura di cinque sistemi S-300 è stato siglato nel 2007 per una cifra di poco inferiore ai 900 milioni di dollari. Fornitura poi congelata a causa delle sanzioni elevate dalla Nazioni Unite contro l’Iran. Nella primavera dello scorso anno, il presidente russo Vladimir Putin ha tolto l’embargo sui sistemi S-300 per l’Iran.

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L’S-300 è un sistema di difesa progettato per la difesa tattica contro bersagli ad ampio spettro come missili balistici, velivoli ed elicotteri. I dettagli dell’accordo non sono mai stati resi noti. I due paesi hanno sempre parlato di una fornitura per cinque sistemi: ogni missile S-300 dovrebbe avere un costo di oltre 1 milione di dollari. L’Iran, dovrebbe avere anche acquistato almeno cento missili 9M82M/9M83M. Gli S-300 sono ritenuti immuni alla maggior parte delle contromisure ECM occidentali.

Una volta messi in linea, non richiedono manutenzione per almeno dieci anni. La Russia e la Repubblica islamica dell’Iran avviarono una cooperazione tecnico-militare nel 1990. L’ex Unione Sovietica avrebbe consegnato armi ed attrezzature militari per 900 milioni di dollari entro la fine del 1990. La cooperazione bilaterale è stata sancita da una serie di accordi intergovernativi sottoscritti nel 1989, 1990 e 1991.

Il sito nucleare di Fordo, destinato all’arricchimento dell’uranio, ha cessato ogni attività in base all’accordo siglato lo scorso gennaio tra l’Iran e le sei potenze mondiali: Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Cina, Germania e Russia. In base all’accordo, l’Iran avrebbe smantellato 19 centrifughe in cambio delle riduzioni delle sanzioni. Teheran manterrà soltanto cinquemila centrifughe attive per fini di ricerca. Sarebbe opportuno rilevare che l’accordo raggiunto non prevede la chiusura degli impianti iraniani, nonostante le precise richieste del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Fino al 2009, Fordo era una struttura segreta gestita dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana. L’arricchimento dell’uranio poco sotto la gradazione per le armi iniziò nel 2011. Le centrifughe possono essere utilizzate per arricchire l’uranio a livelli più bassi per l’impiego civile in campo energetico, medico e scientifico. L’Iran si è impegnato a non arricchire uranio negli impianti di Fordo per almeno 15 anni e di ridurre le sue riserve di uranio arricchito da cinque tonnellate a 300 kg.

Sabato scorso, da Bandar Abbas, il comandante della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, l’ammiraglio Ali Fadavi, ha sottolineato la potenza della sua flotta e la debolezza della flotta statunitense.

“97 unità della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, pattugliano costantemente il Golfo Persico e mantengono a bada le navi da guerra  degli Stati Uniti. Washington cerca di indebolire i paesi che prendono a modello la rivoluzione iraniana. Questo disegno è destinato a fallire, mentre è proprio la loro presenza nella regione a provocare insicurezza”.

Fonte: Qui

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