Da cinque giorni allo Spallanzani di Roma è ricoverato un medico italiano che sarebbe entrato in contatto con un collega che ha contratto il virus ebola e che si sta curando in Germania. L’uomo, un marchigiano, il 28 settembre scorso, riporta il Messaggero, aveva partecipato in Sierra Leone (una delle zone più colpite dal virus) ad una festa con altri operatori, fra i quali c’era un pediatra ugandese di Emergency che è poi risultato positivo all’ebola.

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L’ortopedico marchigiano, 53 anni, è ora sotto osservazione. I primi controlli lasciano ben sperare. L’uomo infatti è al momento negativo al test dell’ebola (ma bisogna aspettare ancora una settimana per escludere del tutto l’infezione) e non manifesta i sintomi della malattia. L’uomo inoltre, che è stato subito isolato dopo lo sbarco a Fiumicinonon può – anche nel caso di contrazione della malattia – aver contagiato nessuno: va infatti ricordato che si è contagiosi solo quando si manifestano i sintomi.

Ma in Italia è già psicosi: “Riceviamo in media dieci telefonate al giorno da varie strutture ospedaliere che ci chiedono aiuto. In alcuni casi i pazienti vengono portati allo Spallanzani”, spiega il direttore scientifico dell’Istituto Giuseppe Ippolito. Allo Spallanzani comunque è sotto osservazione anche un libico.

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