Nella lotta contro Ebola si fa viva anche la Russia: “Abbiamo creato 3 vaccini e pensiamo saranno pronti nei prossimi sei mesi”, ha annunciato il ministro della Salute, Veronika Skvortsova.
Intanto le condizioni della 44enne infermiera spagnola contagiata dal virus ebola sono migliorate e ha ripreso a parlare: lo ha riferito una fonte del Carlos III, l’ospedale di Madrid in cui e’ ricoverata. “Teresa Romero sta molto meglio di ieri”, ha spiegato la fonte, “le sue condizioni sono migliorate nella notte, è cosciente e a tratti parla quando è di buon umore”. Le sue condizioni “restano gravi ma stanno migliorando”, ha aggiunto, sottolineneando che l’infermiera, la prima persona a cui è stato diagnosticato l’ebola fuori dall’Africa, viene curata con il siero sperimentale ZMapp. Si tratta di un siero che si ottiene inserendo i geni per produrre tre tipi di anticorpi nelle piante di tabacco, da cui viene poi estratto. Intanto, negli aeroporti americani ci saranno termometri a distanza e questionari da compilare per i passeggeri in arrivo dai Paesi dell’Africa occidentale più colpiti dall’epidemia.
Il primo scalo americano a introdurre i controlli e’ stato il John F. Kennedy di New York, al quale seguiranno nei prossimi giorni il Newark Liberty in New Jersey, il Dulles di Washington, l’O’Hare di Chicago e l’Hartsfield-Jackson di Atlanta.
La maggior parte dei passeggeri diretti negli Usa da Guinea, Liberia e Sierra Leone fa scalo nei cinque aeroporti, prima di raggiungere eventualmente altre destinazioni. Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha sottolineato che si tratta solo di uno dei provvedimenti per combattere la diffusione del virus. “Poiché vogliamo proteggere la popolazione americana, stiamo avendo un approccio graduale”, ha spiegato il portavoce del Cdc, Jason McDonald, sottolineando che i controlli sono eseguiti dalla polizia di frontiera su indicazioni del Cdc. Per le verifiche sono utilizzate ‘pistole’ a infrarossi in grado di accertare la temperatura corporea e vengono analizzati eventuali sintomi che potrebbero indicare il contagio da ebola.
Se un passeggero dovesse avere la febbre, le autorità sanitarie americane potrebbero trasferirlo in ospedale per ulteriori esami o metterlo in quarantena, secondo quanto previsto dalla legge federale, ha sottolineato il Centro. Per chi dovesse opporsi, la normativa prevede anche il carcere.
Tuttavia, secondo gli esperti, le misure adottate negli Usa non basterebbero a impedire che un malato di ebola possa entrare in territorio americano. Lawrence Gostin, docente di Diritto sanitario internazionale alla Georgetown Law School, ha ricordato che i termometri a distanza e i questionari sono stati già utilizzati in Canada e in Asia, durante l’epidemia di Sars nel 2002. I sistemi per il controllo della temperatura corporea “non hanno efficacia”, ha sottolineato il docente, spiegando che basta prendere un antipiretico in aereo per abbassare la febbre e risultare così negativi al test. I passeggeri inoltre possono mentire nelle risposte al questionario per “evitare di essere fermati per ore ai controlli”, ha aggiunto da Londra David Mabey, docente alla London School of Hygiene and Tropical Medicine.
I passeggeri comunque vengono già controllati all’imbarco nei Paesi africani colpiti dall’epidemia e le verifiche supplementari all’arrivo sono essenziali nel caso il virus si manifesti durante il volo, al termine dell’incubazione, diventando cosi’ contagiosi.
In due mesi dall’inizio degli ‘screening’ in Guinea, Liberia e Sierra Leone, solo a 77 su 36mila passeggeri è stato negato l’imbarco, e a molti di questi è stata successivamente diagnosticata la malaria e non l’ebola. Thomas Eric Duncan, il liberiano morto a Dallas, riuscì ad arrivare negli Stati Uniti da Monrovia poiché non mostrava alcun sintomo, e nel questionario che gli era stato consegnato all’aeroporto in Liberia aveva scritto di non essere entrato in contatto con persone infette. Secondo i funzionari dello scalo di Monrovia Ducan ha mentito, poiché era stato vicino a una donna incinta morta successivamente di ebola.
Tre donne sono state ricoverate all’ospedale Carlos III di Madrid per controlli su un possibile contagio da ebola, portando a 17 il numero dei casi sospetti in Spagna. Le ricoverate sono una parrucchiera, un’infermiera e una donna delle pulizie del centro medico che potrebbero essersi trovate in situazioni di rischio anche se non presentano i sintomi del virus. Intanto le condizioni di Teresa Romero, l’infermiera spagnola contagiata, rimangono gravi ma stabili. AGI

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