L’economia dell’Europa continua a segnare il passo. Nel migliore dei casi ci vorranno alcuni anni per ritornare ai livelli di prima. In questa situazione i paesi dell’UE stanno contabilizzando i danni inflitti dalla politica antirussa di Bruxelles.

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L’indice Ifo, cosiddetto “indice dell’ottimismo economico”, è praticamente in caduta libera. In settembre è sceso a 104,7 punti dai 106,3 di agosto. Se consideriamo il fatto che in agosto l’indice Ifo era diminuito di 1,7 punti rispetto al precedente mese di luglio, ribaltando le previsioni più pessimistiche, si potrà dire che non è più una tendenza ma un fatto compiuto. L’economia della
Germania inizia la picchiata, gli investitori non hanno più fiducia neanche della locomotiva d’Europa. La conclusione che si può trarre dall’ultimo rapporto mensile della Markit Ltd, società internazionale di informazione economica, è questa: in Europa è stagnazione. Nel suo rapporto la società ha constatato che in settembre l’incide PMI (Purchasing Managers Index) era ai minimi dal dicembre 2013.
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sottolinea che uno dei principali fattori negativi che alimentano questa situazione è la crescente disparità economica dell’Europa. Se quest’anno in Germania, secondo le stime dell’OCSE, il PIL crescerà comunque dell’1,5%, in Italia diminuirà dello 0,4%. “L’area dell’euro ha bisogno di stimoli monetari più risoluti”, – rileva il vice segretario generale dell’OCSE Rintaro Tamaki. In pratica, l’eurozona è in stagnazione già a partire da aprile. I tenativi dell’FMI, che sta cercando di scoprire in Europa una crescita mensile di almeno lo 0,1-0,2%, non sono molto credibili, ha detto a “La Voce della Russia” il direttore dell’Istituto per lo studio dei problemi della globalizzazione, Mikhail Delyagin.
Una crescita pari allo 0,1% equivale all’errore statistico, non ha alcuna importanza reale. D’altra parte, già da tempo l’FMI ci impressiona negativamente con la qualità delle sue stime, ma soprattutto con la qualità delle sue raccomandazioni.
“Ci vorranno anni per rilanciare l’economia”, ha decretato l’economista della società analitica americana High Frequency Economics, Carl Weinberg. Pertanto il calo dell’”ottimismo economico” in Germania e in altri paesi d’Europa non sorprende. Ciò rende meno probabile la disponibilità di questi paesi a fare dei nuovi sacrifici per salvare l’eurozona, ha sottolineato l’esperto dell’Istituto di economia dell’Accademia delle scienze della Russia, Boris Frumkin.
Nei paesi che si usa ritenere principali “sponsor” dell’Europa (Germania, Gran Bretagna, Olanda) sta crescendo il malessere per il fatto che pur spendendo tanto per finanziare l’UE, in cambio ricevono molto di meno e per giunta sono costretti a risparmiare in casa propria. In queste condizioni sarebbe strano chiedere a questi paesi di aumentare gli stanziamenti per lo sviluppo di tutta l’UE.
I mercati europei risentono anche della situazione nel mondo, in particolare nel Medio Oriente. “I crescenti rischi geopolitici, insieme all’incertezza del futuro dell’economia europea, spingono gli investitori a evitare i rischi”, testimonia l’analista dell’agenzia analitica australiana Perpetual Ltd, Matthew Sherwood. L’Europa sta subendo dei danni anche a causa della “guerra delle sanzioni” che ha scatenato contro la Russia. Si tratta di miliardi di euro. Il leader in questo senso è la Polonia. Gli esperti di Internazional Trade Center (organizzazione di cui fanno parte gli analisti dell’ONU e del WTO) prevedono che Varsavia potrà perdere 800 milioni di euro, mentre il deficit del suo commercio estero crescerà del 52%. In Lituania il deficit del commercio estero potrà raggiungere il 47% e in Finlandia, paese abbastanza benestante, il 12%.source
Queste “perdite geopolitiche” non permettono di parlare di guarigione dell’Europa.

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